C’è una domanda piuttosto semplice che Andrea Cambiaso dovrà affrontare: perché Luciano Spalletti dovrebbe togliere Zeki Çelik dalla fascia sinistra? È da qui che parte il caso Cambiaso e Koopmeiners, perché sembra quasi una provocazione. Tecnicamente il confronto dovrebbe favorire l’italiano: Cambiaso possiede più qualità nella gestione del pallone, vede linee di gioco che il turco difficilmente può vedere e può trasformarsi da esterno in centrocampista durante la stessa azione.
Eppure Çelik, destro naturale adattato sulla corsia opposta, si è preso il posto.
Non con gli effetti speciali. Con la continuità.

Cambiaso e Koopmeiners: quando il talento deve diventare affidabile
L’esperimento contro la Cremonese offre uno spunto. Cambiaso, schierato inizialmente da regista, ha giocato 66 minuti toccando 68 palloni e completando l’84% dei passaggi, ma ha perso 13 possessi recuperandone 6.
Non è una sentenza. Era un’amichevole e Andrea rientrava dopo oltre un mese di stop. Però racconta bene la natura del giocatore: Cambiaso rischia.
Quando quel rischio produce superiorità diventa difficilmente sostituibile. Quando la giocata non riesce, la Juventus può invece ritrovarsi a doverne assorbire le conseguenze.
Poi guardi Çelik.
Un destro adattato a sinistra che ha già accumulato 518 minuti tra campionato ed Europa League prevalentemente sulla corsia opposta rispetto a quella naturale. Meno raffinato, meno imprevedibile, probabilmente incapace di offrire alcune delle soluzioni di Cambiaso.
Ma costante.
Il confronto, allora, diventa inevitabile: meglio qualche giocata straordinaria in meno e sapere quasi sempre cosa riceverai dal tuo esterno?
Oggi Spalletti ha almeno qualche motivo per rispondere di sì.
Cambiaso non deve dimostrare di essere forte
Il pubblico juventino ha aspettato Cambiaso perché ne ha riconosciuto immediatamente le qualità. Adesso, però, l’attesa sta cambiando natura.
Non deve più dimostrare di essere forte. Quello lo sappiamo.
Deve dimostrare di esserlo con continuità.
Ed essere costretto a riconquistare la fascia sinistra da Çelik rappresenta probabilmente il messaggio più chiaro possibile. Non perché il turco sia diventato improvvisamente un esterno sinistro tecnicamente superiore, ma perché oggi garantisce alla Juventus qualcosa di cui questa squadra ha bisogno: affidabilità.
Togliamo Andrea e scriviamo Teun
A questo punto cambiamo nome.
Talento importante, duttilità, possibilità di occupare diverse posizioni, aspettative elevate, ricerca continua della collocazione ideale e difficoltà nel trasformare stabilmente tutto questo in rendimento.
Stiamo ancora parlando di Cambiaso?
Perché potrebbe essere tranquillamente la descrizione di Teun Koopmeiners.
Le caratteristiche sono differenti, naturalmente, ma il problema juventino è sorprendentemente simile. Più aumentano le posizioni nelle quali Koopmeiners può essere utilizzato, meno sembra emergere quella nella quale diventa indispensabile.
La duttilità dovrebbe essere una soluzione. Per entrambi rischia invece di trasformarsi in una domanda permanente.
Con Koopmeiners abbiamo discusso di mezzala, trequartista, centrocampista più basso e giocatore da avvicinare alla porta. Forse è arrivato il momento di smettere di domandarsi dove possa giocare e cominciare a chiedersi dove possa realmente fare la differenza.
E adesso servirebbero proprio loro
Il momento rende il paradosso ancora più evidente. Cagliari, Celta Vigo, Lazio, Rennes, Lecce, Genoa e Napoli: sette partite concentrate in una ventina di giorni. Con Locatelli e Thuram ancora indisponibili, il centrocampo non consente troppe distrazioni.
Koopmeiners sta rientrando dalla nazionale con un gol su punizione che può aiutarlo anche sul piano della fiducia. Cambiaso è appena tornato dall’infortunio e l’esperimento in mezzo offre a Spalletti almeno una possibilità ulteriore, anche se il primo test non ha dato risposte convincenti.
Il tecnico ha bisogno di giocatori utilizzabili davvero, non semplicemente collocabili sulla lavagna.
Gennaio potrà eventualmente aprire altre riflessioni, soprattutto intorno all’olandese. Ma prima ci sono partite da giocare. Tante.
E forse Cambiaso e Koopmeiners hanno davanti la stessa occasione: smettere di essere due problemi da risolvere e tornare a essere due soluzioni.
Perché il talento alla Juventus non è mai stato il problema.
Il problema è riuscire a fidarsene.