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Juve, il centrocampo basta davvero? La risposta in 22 giorni

Juve, il centrocampo basta davvero? La risposta in 22 giorni

Juve, il centrocampo basta davvero? La risposta in 22 giorni

Il centrocampo Juventus oggi può bastare, ma è sufficiente allungare lo sguardo di qualche settimana per accorgersi di quanto sia sottile il confine tra una situazione gestibile e una vera emergenza. Douglas Luiz, Pape Matar Sarr, Teun Koopmeiners e Weston McKennie garantiscono a Luciano Spalletti quattro soluzioni, Andrea Cambiaso può stringere dentro al campo e alle loro spalle esiste una Next Gen dalla quale pescare. Senza Manuel Locatelli e Khéphren Thuram, però, la Juve dovrà affrontare sette partite in 22 giorni: è questo, più ancora del numero degli indisponibili, il dato che cambia la prospettiva.

La situazione, dunque, non impone allarmismi. Spalletti ha ancora possibilità di scelta e la sosta per le nazionali, almeno questa volta, non ha prodotto ulteriori complicazioni. Il problema è capire quanto a lungo possa reggere un reparto che dispone di uomini sufficienti per una partita, ma che dovrà attraversarne sette praticamente senza fermarsi.

Centrocampo juventus

Centrocampo Juventus: i nazionali rientrano in tempo

La prima buona notizia arriva proprio dai giocatori impegnati con le rispettive selezioni. Douglas Luiz ha terminato gli impegni con il Brasile il 3 ottobre, mentre Sarr e Koopmeiners hanno concluso il giorno successivo. Nell’intera finestra internazionale il brasiliano ha giocato 73 minuti, il senegalese 63 e l’olandese 90.

McKennie, invece, è rimasto a Torino.

Spalletti può quindi preparare la trasferta di Cagliari avendo qualche giorno per lavorare sul reparto, senza dover aspettare un centrocampista appena rientrato da un viaggio intercontinentale alla vigilia della partita. Non è un dettaglio, soprattutto considerando quello che accadrà subito dopo.

Sette partite cambiano completamente i conti

Cagliari l’11 ottobre, Celta Vigo il 15, Lazio il 18, Rennes il 22, Lecce il 25, Genoa il 28 e Napoli il 1° novembre.

Sette partite in 22 giorni.

Preso singolarmente, il Cagliari non rappresenta un problema dal punto di vista numerico. È la sequenza successiva a rendere fragile l’equilibrio del centrocampo Juventus, perché giocare praticamente ogni tre giorni significa dover considerare recuperi, rotazioni e gestione dei minuti prima ancora di eventuali infortuni o squalifiche.

Douglas Luiz può assumersi maggiori responsabilità nella costruzione e nella gestione del pallone. Sarr porta corsa, intensità e capacità di coprire campo, caratteristiche ancora più preziose in assenza di Thuram. Koopmeiners offre a Spalletti diverse possibilità tattiche, mentre McKennie rimane probabilmente il jolly più affidabile quando bisogna modificare qualcosa senza stravolgere la squadra.

Ed è proprio questa duttilità a rappresentare contemporaneamente una forza e un rischio.

Non si potrà far affidamento sempre sugli stessi. Le rotazioni saranno inevitabili, soprattutto per chi le ha giocate praticamente tutte. Rischiare anche solo un piccolo stop sarebbe deleterio e richiederebbe altri accorgimenti, altre soluzioni, altre questioni da risolvere.

E se l’esperimento di Cambiaso venisse riproposto? Spalletti guadagnerebbe un centrocampista ma perde una soluzione in un’altra zona del campo: Spostare un giocatore non significa moltiplicarlo. E quando il calendario diventa così fitto, la differenza non è banale.

La Next Gen può allungare il centrocampo Juventus

È qui che la seconda squadra può assumere un significato diverso.

Non serve immaginare la Next Gen come una soluzione d’emergenza da utilizzare soltanto quando non resta più nessun altro. Al contrario, potrebbe diventare uno strumento per impedire che l’emergenza arrivi.

Spalletti ha già dato un’indicazione durante l’amichevole contro la Cremonese, quando Grady Makiobo è partito titolare a centrocampo, mentre Diego Ripani era tra le alternative. Nella squadra di Massimo Brambilla ci sono inoltre profili come Owusu e Mazur, insieme agli altri centrocampisti presenti nella rosa della Next Gen.

Il punto non è stabilire quale di questi ragazzi possa sostituire Locatelli o Thuram. Sarebbe una domanda sbagliata, oltre che un carico eccessivo da mettere sulle spalle di giocatori ancora nel loro percorso di crescita.

La questione è molto più concreta.

Se l’andamento di una partita permette a Spalletti di concedere venti o trenta minuti a un ragazzo della Next Gen, quelli sono venti o trenta minuti sottratti alle gambe di Douglas Luiz, Sarr, Koopmeiners o McKennie. Dentro un ciclo nel quale si giocherà ogni tre o quattro giorni, anche una gestione apparentemente marginale può produrre effetti sulla partita successiva.

La seconda squadra è stata costruita anche per accorciare la distanza tra il settore giovanile e la prima squadra. Questo potrebbe essere uno dei momenti nei quali dimostrarlo.

Spalletti deve anticipare l’emergenza

La vera partita, quindi, non è soltanto quella contro il Cagliari.

Spalletti dovrà gestire l’intero blocco di sette gare cercando di evitare che il centrocampo Juventus arrivi progressivamente svuotato agli appuntamenti più delicati. Il Napoli del 1° novembre sarà l’ultima tappa di una sequenza iniziata tre settimane prima, non una partita isolata da preparare con sette giorni a disposizione.

Ed è questa la differenza.

Locatelli e Thuram hanno tolto alla Juventus non soltanto due uomini, ma caratteristiche difficili da replicare. Spalletti ha ancora abbastanza soluzioni per compensarne l’assenza, però dovrà distribuirle. La duttilità di Koopmeiners, McKennie e Cambiaso può aiutare; Douglas Luiz e Sarr dovranno assumersi responsabilità maggiori; la Next Gen può fornire quei minuti che, sommati nell’arco di tre settimane, permettono di non spremere sempre gli stessi giocatori.

Non serve aspettare un altro infortunio per parlare del problema.

Anzi, sarebbe già troppo tardi.

La Juventus oggi non è in emergenza. Ha quattro centrocampisti, diversi jolly e una seconda squadra alla quale può chiedere aiuto. Ma proprio perché la situazione è ancora gestibile, questo è il momento nel quale Spalletti deve intervenire.

Perché sette partite in 22 giorni non si affrontano soltanto scegliendo chi gioca.

Si affrontano decidendo anche quando qualcuno può non giocare.

Fonti esterne

Opinionista e giornalista sportivo. Collaboro con Top Planet e Radio Bianconera. Scrivo, oltre che per Ju24.it, per CalcioStyle e Bianconeranews, Gestisco su FB la pagina de "Il Grande Bianconero" e "Juventini". Conduco dirette e ne organizzo la regia.

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