Forse Giovanni Carnevali, sulla Juventus del prossimo futuro, ha detto molto più di quanto sembri.
Non tanto quando ha parlato di Palmisani, Alajbegovic o del prossimo mercato. Nemmeno quando ha ribadito la fiducia in Spalletti. Il punto interessante arriva mettendo insieme tutte le sue risposte: la Juventus sembra voler cambiare il modo attraverso il quale prova a diventare nuovamente grande.
Meno rivoluzioni e più continuità.
Meno giocatori comprati quando sono già arrivati al massimo della valutazione e più talenti individuati prima degli altri.
Meno mercato utilizzato per cancellare gli errori precedenti. Più lavoro per aumentare il valore di ciò che si possiede.
È una strada sensata ed è probabilmente necessaria.
A condizione che non si dimentichi dove siamo.

La Juventus di Carnevali nasce dai conti
Partiamo da una realtà poco romantica: oggi campo e bilancio sono inseparabili.
L’ultimo esercizio si è chiuso con una perdita di 66 milioni, la proprietà continua a sostenere finanziariamente il club e il settlement agreement UEFA impone attenzione. Carnevali lo ammette apertamente: prenderebbe volentieri tre grandi campioni, ma non può farlo. La Juventus deve diventare contemporaneamente più forte e più solida.
Fin qui c’è poco da discutere.
Il problema sarebbe interpretare la sostenibilità come sinonimo di ridimensionamento.
Carnevali sembra dire qualcosa di diverso: non spendere necessariamente meno, ma soprattutto spendere prima e meglio.
Alajbegovic rappresenta molto più di Alajbegovic
Ecco perché il riferimento ad Alajbegovic diventa significativo.
La concorrenza del Chelsea dimostra che il talento era già riconosciuto fuori dall’Italia. La Juventus ha anticipato almeno in parte l’esplosione definitiva della valutazione e Carnevali immagina proprio questo tipo di operazioni: acquistare giocatori capaci un giorno di valere 70-80 milioni.
Ma qui arriva la domanda.
Quando varranno 80 milioni, cosa farà la Juventus?
Perché il punto non è stabilire se sia intelligente creare patrimonio: lo è. Il punto è capire a cosa servirà quel patrimonio.
La Juve non deve diventare un supermercato di lusso
Il Sassuolo di Carnevali ha dimostrato quanto possa essere efficace un club capace di individuare talento, svilupparlo e trasformarlo anche in ricchezza.
Ma Sassuolo e Juventus hanno obiettivi differenti.
A Torino un giovane che diventa un campione non dovrebbe essere automaticamente il prossimo affare in uscita. Dovrebbe diventare la base sulla quale aggiungere un altro campione.
È questa la differenza.
La Juventus deve riuscire a comprare il calciatore da 30 milioni prima che ne valga 80. Ma quando ne vale 80, dovrebbe provare a mettergli accanto quello che ne vale altri 80.
Altrimenti avremo costruito un efficientissimo supermercato di lusso, non necessariamente una grande squadra.
Spalletti diventa parte del modello
Anche la fiducia pubblicamente ribadita in Spalletti assume allora un significato diverso.
Carnevali lo considera un allenatore capace di insegnare calcio e ritiene che il suo lavoro possa ridurre la distanza dalle squadre più forti.
Se il progetto è davvero questo, Spalletti non è semplicemente l’uomo al quale chiedere il quarto posto.
È uno degli strumenti attraverso i quali creare valore.
Alajbegovic deve migliorare. Yildiz deve completarsi. I giocatori che oggi rendono meno delle aspettative devono essere recuperati. I giovani devono diventare titolari e i titolari devono diventare giocatori più forti.
Se ogni difficoltà viene risolta tornando sul mercato, il modello non cambia.
Se invece l’allenatore riesce ad aumentare il livello della rosa, allora sì.
E poi c’è quella parola: vincere
Carnevali sa perfettamente che la Champions è fondamentale. Senza quei ricavi, ha spiegato, per la Juventus sarebbe un colpo economico pesantissimo.
Ma ha detto anche altro.
La Juventus deve vincere. Ed è qui che il nuovo corso dovrà trovare il proprio equilibrio. Perché il quarto posto può essere una necessità economica. Non può diventare l’identità sportiva della Juventus.
I conti devono consentire alla squadra di tornare competitiva. La squadra deve consentire ai conti di migliorare. E progressivamente questo circolo deve permettere al club di avvicinarsi nuovamente a chi oggi può spendere più della Juventus.
È molto più complicato che comprare tre campioni.
Probabilmente è anche molto più sano.
Il metodo va bene. Adesso deve diventare juventino
Carnevali può portare alla Juventus molto di ciò che ha imparato a Sassuolo: scouting, valorizzazione, attenzione ai costi, capacità negoziale e programmazione.
Ma il metodo dovrà inevitabilmente cambiare scala.
Alla Juventus produrre valore non può essere il traguardo.
Deve essere il carburante.
Per costruire una squadra che non debba ricominciare ogni estate e che, soprattutto, torni progressivamente ad avere giocatori che gli altri club vorrebbero comprare ma che la Juventus non ha bisogno di vendere.
Quando accadrà, probabilmente sapremo che il progetto ha davvero funzionato.