ULTIM'ORA

Juventus, 250 milioni e settlement: si può risanare senza smettere di essere grandi?

Juventus, 250 milioni e settlement: si può risanare senza smettere di essere grandi?

La Juventus si trova davanti a una partita molto complessa: deve riportare progressivamente i propri conti dentro i parametri concordati con la UEFA per il Fair Play Finanziario senza impoverire la squadra al punto da compromettere proprio quei risultati sportivi — Champions League in testa — necessari per aumentare nuovamente i ricavi.

C’è un rischio quando si parla dei conti della Juventus: guardare un numero e costruirci immediatamente intorno una sentenza.

Sessantasei milioni di perdita? Bisogna vendere.

Aumento di capitale fino a 250 milioni? Allora si può comprare.

Settlement UEFA? Mercato bloccato.

Nessuna delle tre conclusioni, presa da sola, racconta davvero ciò che sta accadendo. Ed è qui che i prossimi due anni diventano decisivi.

La Juventus e il Fair Play Finanziario

Juventus Fair Play Finanziario: il -66 non è una cambiale sul mercato

La perdita di 66 milioni al 30 giugno 2026 non significa che la Juventus debba realizzare 66 milioni di plusvalenze.

Bilancio societario e risultato valido per la Football Earnings Rule non coincidono automaticamente.

La UEFA ricalcola ricavi e costi secondo criteri propri.

Il rosso rimane, naturalmente. Ma non può essere trasformato meccanicamente nella cifra che la Juventus dovrebbe recuperare attraverso il mercato.

E soprattutto appartiene a un esercizio che si stava già chiudendo quando, il 30 giugno, è stato sottoscritto il settlement.

La parte più delicata comincia adesso.

Il conto più pesante potrebbe essere quello della Champions mancata

La Juventus prevede un altro esercizio negativo nel 2026/27.

E qui entra il campo.

L’assenza dalla Champions significa minori premi, meno partite di grande richiamo, minori incassi e una capacità commerciale inferiore rispetto a quella di una Juventus stabilmente presente nella principale competizione europea.

Il problema, quindi, non è soltanto quanto costa la squadra. È quanto quella squadra riesce a produrre.

Ed è per questo che ridurre drasticamente i costi potrebbe perfino diventare una soluzione controproducente se significasse allontanarsi ancora dalla Champions.

Cosa vuole realmente la UEFA

Il settlement nasce dal mancato rispetto della Football Earnings Rule nel periodo composto dagli esercizi chiusi nel 2023, 2024 e 2025.

La Juventus ha davanti un percorso sugli esercizi 2026, 2027 e 2028.

Il primo è già terminato.

La sanzione può arrivare complessivamente a 20 milioni, dei quali 14 condizionati, ma il vero problema sono i target intermedi che il club dovrà raggiungere durante il percorso. Perché non basta arrivare alla fine e vedere come è andata. La UEFA controlla anche ciò che succede nel mezzo.

Bisogna vendere un big?

Non necessariamente.

La UEFA non decide chi deve partire. Stabilisce dove devono arrivare i conti.

La Juventus può intervenire attraverso plusvalenze, stipendi, ammortamenti, ricavi commerciali, valorizzazione dei giovani e risultati sportivi. Può quindi essere necessario vendere. Ma non necessariamente perché mancano i soldi.

Ed è qui che arriviamo ai 250 milioni.

A cosa servono davvero i 250 milioni?

A dare forza finanziaria alla Juventus.

Liquidità significa, semplificando, avere risorse disponibili per pagare ciò che deve essere pagato: stipendi, fornitori, rate dei trasferimenti, investimenti e scadenze.

Una società può avere una rosa che vale centinaia di milioni e possedere asset importanti senza avere automaticamente lo stesso valore disponibile in denaro.

L’aumento di capitale rafforza quindi la capacità della Juventus di affrontare i propri impegni. Ma non cancella il Fair Play Finanziario.

La liquidità dice se hai i soldi per pagare. Il Fair Play Finanziario ti chiede se puoi permetterti economicamente quella spesa.

È una differenza enorme. Perché una Juventus con maggiore liquidità può non essere costretta a cedere un calciatore semplicemente perché ha bisogno di denaro immediato.

Potrebbe comunque venderlo. Ma perché quella cessione migliora i conti e permette di reinvestire meglio. Vendere perché devi e vendere perché conviene sono due mondi diversi.

Comprare si può. Comprare male molto meno

Un giocatore da 50 milioni con cinque anni di contratto pesa, semplificando, circa 10 milioni l’anno di ammortamento, oltre allo stipendio.

Ecco perché il prezzo del cartellino racconta soltanto una parte della storia.

Il problema non è comprare. È ciò che quell’acquisto lascia nei conti per gli anni successivi.

Se il giocatore funziona, aiuta la squadra, aumenta il proprio valore e magari contribuisce al ritorno in Champions, il costo produce valore. Se non funziona, rimangono ammortamento, stipendio e difficoltà di cessione.

Il settlement rende questa differenza ancora più pesante.

E anche un rinnovo può diventare una scelta economica

Lo stesso vale per i contratti già esistenti.

Un rinnovo anticipato può servire a blindare un giocatore, proteggerne il valore o confermarne la centralità. Ma può avere anche effetti sull’ammortamento.

Il valore contabile residuo di un calciatore può essere redistribuito su una durata contrattuale maggiore, entro i limiti UEFA, riducendo il peso annuale. Il costo non scompare. Viene rinviato. E se nel frattempo aumenta molto lo stipendio, il vantaggio può ridursi.

Per questo nei prossimi mesi anche i rinnovi potrebbero raccontarci qualcosa della strategia economica Juventus, oltre che di quella tecnica.

Cosa succede se un anno non va come previsto?

Qui il settlement diventa ancora più interessante.

Gli obiettivi sono intermedi.

Mancarne uno non significa necessariamente essere immediatamente fuori dalle competizioni europee o far saltare l’intero accordo.

Un club può subire una sanzione per uno scostamento e continuare il proprio percorso. Ma quello scostamento non viene cancellato come se nulla fosse accaduto. E soprattutto non conosciamo pubblicamente le cifre dei singoli target assegnati alla Juventus né la conseguenza precisa associata a ciascun possibile livello di mancato rispetto.

Questo significa che il 2026/27 non deve necessariamente essere perfetto. Ma non può neppure essere considerato un anno da sacrificare pensando di sistemare tutto quello successivo.

La domanda più scomoda: potrebbe perfino convenire mancare un target?

Sembra un paradosso.

Eppure economicamente la domanda ha senso.

Immaginiamo che a giugno la Juventus debba scegliere tra vendere un giocatore decisivo per centrare un target intermedio oppure mantenerlo, accettando uno scostamento limitato e la relativa conseguenza.

Quale delle due operazioni costa di più? La risposta non è necessariamente quella più intuitiva.

Se quella cessione rendesse la Juventus sensibilmente meno competitiva e contribuisse a farle perdere la qualificazione alla Champions, il beneficio economico immediato potrebbe essere seguito da una perdita di ricavi molto superiore.

In un’ipotesi estrema, pagare il costo di uno scostamento limitato potrebbe risultare economicamente meno dannoso che centrare il target impoverendo la squadra.

Questo non significa che alla Juventus convenga non rispettare il settlement. Non abbiamo i dati necessari per dirlo e le conseguenze possono diventare molto più severe con l’aumentare degli scostamenti. Significa però qualcosa di più interessante.

Il settlement non deve essere soltanto rispettato. Deve essere gestito.

Ogni scelta deve confrontare il vantaggio immediato con ciò che lascia negli esercizi successivi.

È qui che il mercato cambia davvero

Forse il nuovo corso non obbligherà la Juventus a spendere meno. La obbligherà a sprecare meno.

Un acquisto sbagliato pesa. Un rinnovo sbagliato pesa. Una cessione sbagliata può togliere alla squadra più valore sportivo di quanto ne produca economicamente. E persino una decisione presa per centrare un parametro può diventare controproducente se compromette i ricavi futuri.

Non è austerità. È precisione.

Il bivio vero arriverà nel 2027

Gennaio farà rumore.

Ma l’estate 2027 potrebbe contare molto di più.

La Juventus avrà chiuso il secondo esercizio del settlement e saprà se sarà tornata in Champions.

Se ci sarà riuscita, avrà recuperato una delle fonti di ricavo necessarie per sostenere una squadra di alto livello. Se resterà ancora fuori, il problema cambierà dimensione. Perché un anno senza Champions può essere assorbito.

Due cominciano a modificare la struttura economica sulla quale era stato costruito il progetto.

Per sistemare i conti bisogna tornare a vincere

È il paradosso finale.

La Juventus deve controllare i costi senza costruire una squadra troppo debole per produrre i ricavi che le servono.

Deve vendere quando conviene, non quando è costretta.

Rinnovare quando il contratto ha ancora senso.

Comprare giocatori il cui costo possa essere sostenuto e il cui valore possa crescere.

E soprattutto tornare in Champions. Perché il bilancio non dice necessariamente che la Juventus debba diventare più piccola. Dice che deve smettere di pagare gli errori per anni.

Non cambia necessariamente il piano. Cambia il margine d’errore. E forse è proprio questa la sfida più difficile: tornare grandi mentre si costruiscono i conti capaci di sostenere quella grandezza.

Link esterni

 

Opinionista e giornalista sportivo. Collaboro con Top Planet e Radio Bianconera. Scrivo, oltre che per Ju24.it, per CalcioStyle e Bianconeranews, Gestisco su FB la pagina de "Il Grande Bianconero" e "Juventini". Conduco dirette e ne organizzo la regia.

25 articoli