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ESCLUSIVA – Juventus, da Buffon al prestito di Suzuki: così la porta bianconera rischia di diventare da provinciale

ESCLUSIVA – Juventus, da Buffon al prestito di Suzuki: così la porta bianconera rischia di diventare da provinciale

C’è stato un tempo in cui il portiere della Juventus non si cercava il 12 agosto. Si sceglieva. Si comprava. E, soprattutto, diventava un patrimonio del club. Per questo l’ipotesi Zion Suzuki alla Juventus in prestito secco dal Paris Saint-Germain apre una riflessione che va molto oltre il valore del giovane portiere giapponese.

Suzuki può essere forte, fortissimo o diventare uno dei migliori portieri europei. Il problema non è Suzuki. Il problema è la formula.

Secondo quanto riportato oggi dal Corriere dello Sport, il PSG ha l’accordo con il Parma per circa 35 milioni di euro e la Juventus starebbe lavorando per avere il portiere in prestito secco.

Ed è proprio qui che qualcosa, pensando alla storia bianconera, stona terribilmente.

Juventus e portieri: la numero uno era una certezza

Per capire quanto sia particolare la situazione attuale bisogna ricordare cosa abbia rappresentato storicamente la porta della Juventus.

Senza andare troppo indietro a Combi, Zoff e Tacconi, Peruzzi… basta guardare agli ultimi trent’anni.

Angelo Peruzzi è stato uno dei simboli della Juventus vincente degli anni Novanta. Dopo la parentesi Van der Sar, nel 2001 la società non cercò un’occasione, un prestito o un portiere da valorizzare per conto di qualcun altro.

Prese Gianluigi Buffon.

Lo pagò una cifra enorme per l’epoca perché la Juventus aveva deciso che il proprio numero uno dovesse essere uno dei migliori al mondo e, soprattutto, dovesse essere della Juventus.

Buffon è diventato un’istituzione. Quando il suo ciclo da titolare si è concluso, la porta è passata a Wojciech Szczesny, altro giocatore acquistato definitivamente e rimasto per anni un punto fermo.

Una continuità che ha reso quella posizione quasi differente dalle altre: mentre attaccanti, centrocampisti ed esterni cambiavano continuamente, il portiere della Juventus aveva un’identità precisa.

Una recente ricostruzione della storia dei numeri uno bianconeri sottolinea proprio questo aspetto: per decenni la Juve ha costruito le proprie squadre attorno a portieri riconoscibili e di proprietà, fino alla successione Buffon-Szczesny e all’arrivo successivo di Michele Di Gregorio.

Da Di Gregorio a Suzuki: cosa è cambiato?

Michele Di Gregorio era stato acquistato proprio con l’idea di aprire un nuovo ciclo. Qualcosa, però, non ha funzionato come sperato e nell’estate 2026 la Juventus si ritrova nuovamente alla ricerca di un titolare.

Le indiscrezioni degli ultimi giorni parlano di una società intenzionata a trovare una soluzione per Di Gregorio, mentre sul mercato sono circolati diversi profili per sostituirlo.

Fin qui nulla di scandaloso. Anche le grandi società sbagliano un acquisto e cambiano strategia.

La questione diventa differente quando una squadra come la Juventus arriva alla possibilità di farsi prestare il portiere dal PSG dopo che il PSG lo ha acquistato dal Parma.

Pensiamoci.

Il Parma valorizza Suzuki. Il PSG investe circa 35 milioni e ne acquisisce il cartellino. La Juventus potrebbe diventare il club nel quale il giocatore viene mandato a giocare e crescere.

Tecnicamente può anche essere un’operazione intelligente.

Sportivamente e simbolicamente, però, è difficile considerarla un’operazione da grande Juventus.

Il prestito secco di Suzuki sarebbe una scelta da provinciale

La parola è volutamente forte: provinciale.

Non per la qualità del Parma, non per sminuire Suzuki e nemmeno perché utilizzare il mercato dei prestiti sia necessariamente sbagliato.

Ma perché le squadre di provincia, storicamente, accettano spesso di prendere giovani appartenenti alle grandi società, valorizzarli per una stagione e successivamente riconsegnarli al proprietario.

La Juventus dovrebbe trovarsi dall’altra parte del tavolo.

Dovrebbe essere la società che compra Suzuki, lo valorizza e decide eventualmente se venderlo al PSG, non quella che aspetta che Parigi faccia l’investimento per poi chiedere il giocatore temporaneamente.

È questa la differenza.

Se Suzuki dovesse disputare una stagione straordinaria a Torino, quale sarebbe il risultato?

La Juventus avrebbe risolto il problema per dodici mesi. Il PSG, invece, si ritroverebbe un calciatore rivalutato grazie alle partite giocate in bianconero.

Un paradosso per un club che vuole tornare nell’élite europea.

Prestito con diritto? Diverso. Prestito secco? Il problema resta

Il giudizio cambierebbe sensibilmente davanti a un diritto o obbligo di riscatto.

In quel caso la Juventus potrebbe utilizzare il prestito come strumento finanziario per posticipare l’investimento e costruire comunque un progetto pluriennale.

Ma un prestito secco avrebbe un significato completamente differente.

Significherebbe scegliere il portiere titolare della stagione 2026/27 sapendo già che, teoricamente, il suo futuro appartiene a un’altra società.

E soprattutto a una società che la Juventus dovrebbe considerare una concorrente europea, non una sorta di club madre dal quale ricevere giocatori da sviluppare.

Secondo le indiscrezioni del 12 agosto, proprio il prestito secco sarebbe la formula sulla quale Juventus e PSG stanno discutendo in queste ore.

suzuki juventus
ZION SUZUKI ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )

Suzuki Juventus, non è il problema: lo è la dimensione della Juventus

Bisogna quindi separare nettamente i due discorsi.

Zion Suzuki è un portiere interessante, giovane e con prospettive importanti. Averlo in porta potrebbe persino migliorare tecnicamente la Juventus.

Ma una grande società non deve ragionare soltanto sul rendimento dei prossimi dieci mesi.

Deve costruire patrimonio.

Deve programmare.

Deve scegliere un portiere e dire: questo sarà il numero uno della Juventus per i prossimi cinque anni.

Buffon rappresentò questo concetto nella sua espressione massima. Szczesny, pur con una dimensione differente, garantì comunque stabilità e appartenenza tecnica alla società.

Oggi invece si rischia di passare dalla ricerca di un nuovo numero uno alla soluzione temporanea concessa da Parigi.

Ed è probabilmente questo l’aspetto che dovrebbe preoccupare maggiormente i tifosi.

La Juventus deve tornare a comprare il proprio numero uno

Il calcio del 2026 impone equilibrio economico, sostenibilità e fantasia sul mercato. Nessuno pretende che la Juventus spenda cento milioni ogni estate.

Ma ci sono ruoli sui quali deve esistere un progetto.

Il portiere è uno di questi.

Meglio investire su un numero uno leggermente meno affermato ma interamente della Juventus, piuttosto che valorizzare per un anno il portiere di un’altra big europea.

Perché la Juventus può attraversare una fase di ricostruzione. Può avere meno disponibilità economica rispetto ad altri giganti europei. Può perfino dover rinunciare temporaneamente ad alcuni grandi nomi.

Quello che non dovrebbe perdere è la mentalità.

La Juventus della sua storia prestava i giocatori alle provinciali per farli crescere.

Se adesso diventa la società che prende in prestito secco dal PSG il proprio portiere titolare per valorizzarlo e restituirlo dodici mesi dopo, allora il problema non è Suzuki.

Il problema è capire in quale momento la Juventus abbia iniziato ad accettare un ruolo che, per storia e dimensione, non dovrebbe appartenerle.

 

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