La sensazione, arrivati al 12 agosto 2026, è che la Juventus abbia finalmente smesso di costruire una squadra semplicemente “competitiva” e abbia iniziato a ragionare nuovamente come una società che vuole tornare a giocarsi qualcosa di importante. Il mercato bianconero non è ancora concluso e sarebbe prematuro assegnargli un voto definitivo, ma una cosa appare evidente: rispetto a qualche settimana fa, la rosa di Luciano Spalletti ha acquisito qualità, profondità e soprattutto alternative.
Adesso, però, arriva la parte più difficile. Quella che può trasformare un buon mercato in un mercato realmente importante.
Kolo Muani è molto più di un ritorno
Il primo segnale pesante è stato il ritorno di Randal Kolo Muani. Non un semplice prestito o una soluzione temporanea: la Juventus ha acquistato definitivamente il francese dal PSG per 38 milioni di euro, più 3,2 milioni di oneri accessori e bonus che possono arrivare fino a 12 milioni. Contratto fino al 2031.
È un investimento considerevole, ma soprattutto una scelta tecnica precisa.
Kolo Muani conosce Torino, conosce l’ambiente e durante la sua precedente esperienza juventina aveva realizzato 10 gol e 3 assist in 22 presenze. Spalletti guadagna un attaccante mobile, capace di attaccare la profondità, muoversi lateralmente e dialogare con giocatori come Yildiz e Conceição.
Non è il classico numero nove statico. Ed è probabilmente proprio questo il motivo per cui può diventare estremamente funzionale alla Juventus che Spalletti sta costruendo.
Alajbegovic è la vera scommessa
Poi c’è Kerim Alajbegovic. Qui il discorso cambia.
La Juventus ha investito 30 milioni più 2 di costi accessori e fino a 5 milioni di bonus per un ragazzo classe 2007. Una cifra che dice molto sulla considerazione che il club ha del talento bosniaco.
Alajbegovic arriva dopo una stagione da 13 gol e 4 assist in 44 presenze con il Salisburgo e ha caratteristiche che mancavano: può partire largo, giocare tra le linee, utilizzare entrambi i piedi e creare superiorità numerica.
È una scommessa? Certamente.
Ma è una scommessa diversa da quelle viste in passato. Non è un giovane acquistato sperando che un giorno possa esplodere: è un calciatore sul quale la Juventus sembra intenzionata a puntare immediatamente.
E Spalletti lo ha già fatto capire, spiegando come il bosniaco fosse uno dei profili particolarmente apprezzati dalla dirigenza.
Celik, Boga e una rosa finalmente più profonda
Forse meno appariscente, ma intelligente, anche l’arrivo di Zeki Çelik, che ha firmato fino al 2029. È il tipico giocatore che difficilmente sposta da solo gli equilibri di una stagione, ma che all’interno di una rosa impegnata tra campionato ed Europa può diventare prezioso.
Lo stesso ragionamento vale per la conferma definitiva di Jérémie Boga, riscattato dal Nizza dopo i primi mesi trascorsi a Torino.
La Juventus sembra aver compreso un concetto fondamentale: non servono soltanto undici titolari.
Servono sedici, diciotto giocatori realmente utilizzabili.
Spalletti lo ha sottolineato anche parlando dell’Europa League e della necessità di effettuare maggiori rotazioni durante la stagione.
Ma il vero mercato della Juventus comincia adesso
Perché nonostante gli investimenti effettuati, rimangono almeno due caselle fondamentali.
La prima è il difensore centrale.
Il nome è ormai chiarissimo: Jhon Lucumí.
Il colombiano del Bologna è diventato il grande obiettivo della Juventus. Secondo le ultime indiscrezioni, l’accordo con il giocatore sarebbe già stato raggiunto, mentre resta da trovare quello tra i club. Il Bologna continua a valutare il difensore intorno ai 25-28 milioni, mentre la Juventus sta cercando di abbassare la parte cash dell’operazione.
Gli aggiornamenti della mattina del 12 agosto parlano di una Juventus pronta ad arrivare intorno ai 17-18 milioni più bonus, con la possibilità di inserire Juan Cabal nell’operazione.
Lucumí, però, non sarebbe semplicemente “un altro centrale”.
Sarebbe probabilmente il centrale che manca a Spalletti.
Mancino, aggressivo, abituato alla Serie A, capace di difendere in avanti e soprattutto di partecipare alla costruzione. Accanto a Bremer potrebbe formare una coppia complementare e permettere alla Juventus di alzare ulteriormente il proprio baricentro.
È probabilmente questo, oggi, il colpo che può cambiare maggiormente la struttura della squadra.
E poi c’è il problema portiere
L’altra questione riguarda la porta.
La Juventus sta continuando a valutare un’alternativa a Di Gregorio. Guglielmo Vicario rimane uno dei nomi preferiti, ma il Tottenham non ha finora aperto alla formula del prestito. Parallelamente è stata seguita la situazione di Zion Suzuki, sul quale però il PSG si è mosso concretamente con il Parma.
Ed è probabilmente qui che il mercato juventino appare ancora incompleto.
Perché se la società considera davvero necessario cambiare il titolare, non può arrivare a fine agosto sperando semplicemente che si presenti un’occasione.
Serve una scelta.
David e l’ultimo interrogativo offensivo
Rimane poi Jonathan David.
La sua permanenza o la sua cessione può cambiare completamente gli ultimi giorni di mercato. Il canadese ha manifestato la volontà di restare a Torino nonostante una prima stagione complicata, una posizione che ha inevitabilmente condizionato la ricerca di un altro attaccante.
Non a caso continua a circolare anche il nome di Joshua Zirkzee, con il Manchester United che avrebbe aperto alla possibilità di discuterne la partenza.
Ma qui la Juventus dovrà evitare l’errore più pericoloso: accumulare attaccanti senza una gerarchia precisa.
Kolo Muani, David, Yildiz, Conceição, Boga, Alajbegovic e gli altri interpreti offensivi offrono già numerose combinazioni. Prima di aggiungere un altro elemento sarebbe necessario capire chi farà realmente parte del progetto.
Juventus, manca poco. Ma quel poco pesa tantissimo
È questo il paradosso del mercato juventino.
È stato fatto molto, ma quello che manca potrebbe pesare più di quello che è già arrivato.
Kolo Muani rappresenta una certezza. Alajbegovic può diventare il talento capace di sorprendere la Serie A. Celik e Boga aumentano le soluzioni.
Ma ora servono i giocatori che completino la struttura.
Lucumí e un portiere di alto livello cambierebbero completamente il giudizio sulla campagna acquisti.
Spalletti, qualche giorno fa, aveva detto di avere sulla carta una Juventus più forte e aveva parlato di “un paio di situazioni” ancora da completare.
Probabilmente il punto è esattamente questo.
La Juventus non deve più rivoluzionare.
Deve completare.
E dopo diverse stagioni trascorse tra ricostruzioni, cambi di allenatore e mercati condizionati dalle necessità economiche, arrivare a fine agosto con Lucumí, un nuovo portiere e una rosa definitivamente ripulita dagli esuberipotrebbe finalmente consegnare a Spalletti una squadra costruita secondo una logica precisa.
A quel punto nascondersi diventerebbe molto più difficile.
Perché questa Juventus non avrebbe ancora l’obbligo di vincere.
Ma avrebbe certamente quello di tornare a provarci davvero.