Jhon Lucumí vicinissimo alla Juventus, ma per capire davvero il motivo dell’interesse bianconero bisogna andare oltre il semplice ruolo di difensore centrale. Il colombiano del Bologna ha caratteristiche particolari: è mancino, aggressivo, veloce nell’anticipo e soprattutto sa partecipare alla costruzione del gioco. Un profilo che potrebbe modificare profondamente la struttura della retroguardia juventina.
Quando si parla di Jhon Lucumí alla Juventus, il rischio è quello di ridurre tutto a una normale operazione di mercato: serve un difensore, la Juventus cerca un difensore e il colombiano è uno dei nomi presenti sulla lista.
In realtà il discorso è decisamente più interessante.
Lucumí non sarebbe importante soltanto per aumentare il numero dei centrali disponibili. Sarebbe importante soprattutto per come difende e per come utilizza il pallone.
Classe 1998, alto circa 1,87 metri e naturalmente mancino, Lucumí è arrivato al Bologna nel 2022 costruendosi progressivamente una notevole esperienza in Serie A. È inoltre stabilmente nel giro della nazionale colombiana.
Ma sono soprattutto le sue caratteristiche tattiche a spiegare perché la Juventus lo consideri un profilo particolarmente interessante.
Lucumí non aspetta l’attaccante: va a prenderlo
La prima caratteristica evidente guardando giocare Lucumí è la sua aggressività difensiva.
Non è il classico centrale che arretra continuamente aspettando che l’azione arrivi dentro l’area di rigore. Quando vede la possibilità di intervenire, Lucumí prova ad accorciare immediatamente.
Esce dalla linea. Segue l’attaccante.Anticipa.
Cerca di impedire all’avversario di girarsi.
È quello che nel linguaggio tattico viene spesso definito un difensore “front foot”, cioè un centrale portato a difendere andando in avanti invece di limitarsi a proteggere la porta arretrando.
Le analisi statistiche sulla sua ultima stagione confermano questa tendenza: Lucumí si è distinto per recuperi del pallone e capacità di intervenire aggressivamente sull’avversario.
Ed è una qualità fondamentale per una squadra che vuole tenere il proprio baricentro alto.
Perché sarebbe importante per la Juventus
Immaginiamo una Juventus che vuole recuperare immediatamente il pallone dopo averlo perso.
Per farlo non bastano gli attaccanti che pressano.
Serve una difesa che abbia il coraggio di seguirli.
Se il centravanti avversario viene incontro a centrocampo e il difensore rimane venti metri più indietro, la squadra si spezza.
Lucumí tende invece ad accorciare.
Ed è proprio qui che il colombiano può diventare tatticamente prezioso: riduce lo spazio tra difesa e centrocampo.
Significa permettere alla squadra di essere più corta, mantenere maggiore pressione nella metà campo avversaria e recuperare seconde palle più facilmente.
Non è qualcosa che finisce necessariamente nelle statistiche, ma può modificare completamente il comportamento collettivo di una squadra.
Lucumí sa anche costruire
C’è poi un altro elemento fondamentale: il piede sinistro.
Nel calcio moderno avere un centrale mancino sul centrosinistra rappresenta un vantaggio enorme.
Non semplicemente perché “usa il sinistro”, ma perché cambia completamente gli angoli di passaggio.
Lucumí può ricevere dal portiere, aprirsi verso sinistra e servire direttamente il terzino o l’esterno. Può inoltre cercare verticalmente il centrocampista oppure trovare una linea di passaggio verso un giocatore posizionato tra centrocampo e attacco.
Nell’ultima stagione si è mantenuto su percentuali elevate di precisione nei passaggi e ha mostrato una buona capacità di gestire il pallone anche quando viene pressato.
Non stiamo parlando di un regista trasformato in difensore.
Ed è importante sottolinearlo.
Lucumí rimane prima di tutto un centrale.
Ma è un centrale che non considera il pallone un problema da eliminare.
E questa differenza, per una grande squadra, pesa moltissimo.
Con Lucumí la Juventus potrebbe uscire meglio dal pressing
Pensiamo a una delle situazioni più complicate del calcio moderno: l’avversario viene a pressarti uomo contro uomo.
Portiere sul centrale.
Attaccante sull’altro centrale.
Esterni sui terzini.
Centrocampisti marcati.
A quel punto serve qualcuno disposto a prendere responsabilità.
Lucumí può ricevere, aspettare il movimento dell’avversario e trovare il passaggio verticale oppure condurre qualche metro il pallone per attirare una pressione.
È un dettaglio tattico enorme.
Superare la prima pressione significa infatti ritrovarsi improvvisamente con più uomini contro meno difensori nella zona centrale del campo.
Ecco perché un centrale moderno viene valutato anche per quello che fa quando la propria squadra ha il pallone.
La velocità permette anche di difendere più avanti
C’è poi la gestione della profondità.
Una Juventus più aggressiva dovrebbe inevitabilmente concedere diversi metri alle spalle della propria linea difensiva.
E quando giochi a quaranta o cinquanta metri dalla porta hai bisogno di difensori capaci di correre all’indietro.
Lucumí possiede una buona reattività nei primi metri e riesce spesso a reggere anche situazioni nelle quali deve accompagnare l’attaccante verso l’esterno o affrontarlo in campo aperto.
È probabilmente uno dei motivi principali per cui il suo profilo può essere considerato funzionale a una squadra intenzionata a giocare con maggiore coraggio.
Non è un difensore senza difetti
Naturalmente sarebbe sbagliato trasformare Lucumí nel centrale perfetto.
La stessa aggressività che rappresenta una delle sue qualità principali può diventare, in alcune situazioni, un problema.
Quando un difensore decide continuamente di rompere la linea per seguire l’avversario, alle sue spalle si crea inevitabilmente dello spazio.
Se l’anticipo riesce, l’azione termina.
Se l’anticipo non riesce, qualcuno deve coprire.
Per questo Lucumí può rendere ancora meglio accanto a un centrale particolarmente bravo nella lettura della profondità e nella gestione delle coperture preventive. Le analisi sul suo gioco evidenziano proprio come il rendimento del colombiano venga valorizzato quando alle sue spalle esiste una struttura difensiva equilibrata.
Ma questo non è necessariamente un limite.
È una caratteristica.
E costruire una difesa significa proprio mettere insieme giocatori complementari.
Lucumí non migliorerebbe soltanto la difesa
È forse questo il punto centrale dell’intera questione.
Comprare Lucumí significherebbe acquistare un difensore.
Ma avere Lucumí potrebbe cambiare anche il centrocampo e l’attacco della Juventus.
Una difesa capace di salire permette ai centrocampisti di giocare più vicino agli attaccanti.
Un centrale capace di verticalizzare permette ai giocatori offensivi di ricevere prima.
Un difensore veloce permette ai terzini di spingersi maggiormente in avanti.
Un centrale aggressivo permette alla squadra di recuperare palloni trenta metri più lontano dalla propria porta.
Sono tutte conseguenze collegate.
Ed è per questo che alcune operazioni di mercato non possono essere valutate soltanto chiedendosi se un giocatore sia più o meno forte individualmente.
Bisogna chiedersi cosa permette di fare alla squadra.

Lucumí-Juventus: ecco perché avrebbe senso
La Juventus continua a essere accostata al colombiano e nelle ultime ore sono emerse anche indiscrezioni relative alla possibile formula dell’operazione con il Bologna.
Ma indipendentemente dall’evoluzione della trattativa, il motivo dell’interesse tecnico appare piuttosto chiaro.
Lucumí è mancino, conosce profondamente la Serie A, sa difendere in avanti, possiede una buona velocità e soprattutto può partecipare alla costruzione dal basso.
Non sarebbe semplicemente un uomo da aggiungere al reparto.
Potrebbe essere uno di quei giocatori che permettono all’allenatore di chiedere qualcosa di diverso a tutta la squadra.
Ed è forse questa la miglior spiegazione possibile del perché la Juventus stia insistendo proprio sul suo nome.
Perché a volte il vero valore di un difensore non si misura soltanto nei palloni che riesce a togliere agli attaccanti.
Si misura anche nei metri di campo che permette alla propria squadra di conquistare.