La Juventus si ritrova ancora una volta davanti a un bivio. Il mercato Juventus di gennaio, l’assemblea dei soci, l’aumento di capitale e le parole di Giovanni Carnevali hanno riacceso la discussione sul futuro bianconero, ma soprattutto hanno riportato a galla una domanda che accompagna ormai da troppo tempo i tifosi: quando torneremo ad avere una squadra capace di competere davvero?
Perché il punto, alla fine, è questo. Il tifoso non pretende necessariamente di vincere subito, ma vuole riconoscere una Juventus che sappia dove andare, che cresca e che dia la sensazione di costruire qualcosa di importante.
Invece ci ritroviamo nuovamente a parlare di difficoltà, infortuni, risultati altalenanti, mercato riparatore e necessità di intervenire. Come se ogni stagione presentasse problemi nuovi, senza che quelli precedenti siano stati definitivamente risolti.

Mercato Juventus: l’uovo oggi o la gallina domani?
Il vecchio proverbio sembra scritto apposta per descrivere il dilemma che attende la società.
A gennaio si compra per salvare questa stagione oppure si comincia finalmente a preparare la prossima?
La prima soluzione è quella più immediata. Ci sono difficoltà evidenti, una squadra che fatica a trovare continuità e obiettivi che non possono essere abbandonati. Un intervento mirato nel mercato Juventus potrebbe consentire a Spalletti di disporre di alternative più affidabili e affrontare la seconda parte della stagione con maggiori possibilità.
Ma siamo sicuri che sia la strada giusta?
Perché acquistare un calciatore per risolvere un problema di oggi può significare ritrovarselo domani in una rosa costruita secondo criteri differenti. E allora si ricomincia: nuovi giocatori, nuove cessioni, nuovi adattamenti e altri soldi da investire.
La seconda strada è più impegnativa, soprattutto per chi aspetta da anni di rivedere la propria Juventus ai vertici. Significherebbe considerare gennaio come il primo capitolo della stagione successiva, scegliendo giocatori utili non soltanto per i prossimi mesi, ma per un progetto destinato a durare.
Il problema è che nemmeno questa soluzione è priva di rischi. Se per programmare il futuro si compromettono gli obiettivi di oggi, la società potrebbe ritrovarsi con meno ricavi e meno possibilità di investimento.
Ecco perché il dilemma è meno semplice di quanto sembri.
Spalletti è l’allenatore sul quale costruire?
Carnevali ha confermato il proprio sostegno a Spalletti. Bene. Ma il tifoso ha bisogno di capire qualcosa di più.
È lui l’uomo individuato per riportare la Juventus ai vertici? È attorno alle sue idee che verrà costruita la squadra dei prossimi anni?
Oppure stiamo ancora aspettando che siano i risultati a decidere quale direzione prendere?
Non è una domanda contro Spalletti. Al contrario, riguarda la necessità di mettere qualsiasi allenatore nelle condizioni di lavorare all’interno di un progetto chiaro.
Un tecnico può sbagliare, così come possono sbagliare i calciatori. Ma se a ogni difficoltà si cambia tutto, diventa complicato capire quali siano i problemi reali e quali le conseguenze delle continue trasformazioni.
La Juventus dovrebbe avere un’identità riconoscibile, una struttura di squadra e un’idea di calcio che non vengano completamente rimesse in discussione a ogni cambio di panchina.
Spalletti può essere l’allenatore giusto per svilupparla. Ma deve essere chiaro se questa sia davvero la scelta della società.
Il tifoso vuole vincere, la società deve far quadrare i conti
C’è poi una questione che non possiamo ignorare.
L’assemblea ha autorizzato il Consiglio di amministrazione a procedere con un aumento di capitale fino a 250 milioni. Una cifra importante, che però non rappresenta un assegno da spendere liberamente per comprare calciatori.
La Juventus deve ridurre i costi, aumentare i ricavi e avvicinarsi al pareggio di bilancio. Obiettivi necessari, considerando le difficoltà economiche degli ultimi esercizi.
Ma il tifoso non può essere chiamato a scegliere tra una società sana e una squadra competitiva. Le due cose dovrebbero procedere insieme.
Una Juventus che non compete perde opportunità sportive, visibilità e ricavi. Una Juventus che spende senza criterio, invece, rischia di compromettere proprio quella solidità economica indispensabile per tornare a vincere.
È questo l’equilibrio che la dirigenza deve trovare.
Basta ricominciare, è il momento di costruire
Carnevali ha parlato di responsabilità, programmazione, juventinità e senso di appartenenza. Parole importanti, soprattutto per chi conosce il peso della maglia bianconera.
Ma la juventinità non può essere soltanto un richiamo emotivo. Deve diventare un modo di lavorare, di scegliere, di assumersi responsabilità e di affrontare le difficoltà.
Il tifoso può comprendere che serva tempo. Può accettare un percorso complicato, perfino qualche risultato deludente, se riconosce una crescita e una direzione.
Quello che diventa difficile accettare è la sensazione di dover ripartire continuamente.
Per questo gennaio sarà importante, indipendentemente dal numero di operazioni concluse.
Non servono necessariamente tanti acquisti. Servono quelli giusti, inseriti in un progetto che abbia una logica e una prospettiva.
L’uovo oggi o la gallina domani?
Forse la Juventus dovrebbe smettere di ragionare soltanto in questi termini. Perché il vero obiettivo è costruire oggi le condizioni per tornare a vincere domani, senza dimenticare che anche questa stagione conta.
Il tifoso vuole una Juventus competitiva. Non chiede miracoli, ma pretende di poter tornare a riconoscere una squadra che abbia l’ambizione, la capacità e soprattutto la convinzione di essere la Juventus.
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