ULTIM'ORA

Juventus, Alajbegović: il talento bosniaco da scoprire

Juventus, Alajbegović: il talento bosniaco da scoprire

Alajbegovic è uno di quei giovani sui quali la Juventus può costruire qualcosa di interessante. Non perché abbia già dimostrato di poter cambiare da solo le sorti della squadra, e nemmeno perché un gol contro il Napoli basti a consacrarlo. Il bosniaco, classe 2007, possiede però alcune caratteristiche che meritano attenzione: sa puntare l’avversario, cerca la porta, utilizza entrambi i piedi e non sembra avere timore di assumersi la responsabilità della giocata.

Qualità che, in una Juventus spesso alla ricerca di maggiore imprevedibilità offensiva, possono diventare preziose.

leggi anche

Kerim Alajbegovic
Kerim-Alajbegovic

Alajbegović, un percorso costruito lontano da Torino

Kerim-Sam Alajbegović nasce a Colonia il 21 settembre 2007 e cresce calcisticamente in Germania, passando dal settore giovanile del Colonia a quello del Bayer Leverkusen.

Il talento emerge progressivamente, ma il passaggio al calcio professionistico arriva soprattutto attraverso l’esperienza al Salisburgo.

Nella stagione 2025/26 il bosniaco mette insieme 44 presenze tra campionato e coppe, accompagnate da 13 gol e quattro assist. Numeri importanti per un ragazzo che, per buona parte dell’annata, non ha ancora compiuto diciannove anni.

Nel frattempo arriva anche l’affermazione nella Nazionale maggiore della Bosnia ed Erzegovina, con la partecipazione al Mondiale 2026 e una rete realizzata nella competizione.

La Juventus decide di investire su di lui e il 2 agosto 2026 ne ufficializza l’acquisto definitivo dal Bayer Leverkusen, con un contratto fino al giugno 2031.

Un investimento su un giocatore giovane, che ha già conosciuto il calcio internazionale ma deve ancora completare il proprio percorso di formazione.

Che tipo di giocatore è Alajbegovic?

Per capire Alajbegović bisogna partire da una caratteristica: è un esterno che cerca la giocata.

Non è il classico calciatore che riceve sulla fascia, controlla il pallone e lo restituisce sistematicamente al compagno più vicino. Quando trova spazio, il bosniaco prova ad affrontare l’avversario, a cambiare direzione e a creare una situazione favorevole.

Il dribbling è una delle sue armi principali, insieme alla capacità di utilizzare entrambi i piedi.

Quest’ultima qualità gli permette di non diventare prevedibile. Può cercare il fondo, rientrare verso il centro oppure scegliere la conclusione, senza essere costretto a ripetere sempre lo stesso movimento.

La posizione preferita è quella di ala sinistra, ma può essere utilizzato anche a destra o in una zona più centrale, alle spalle dell’attaccante.

Naturalmente, saper occupare più posizioni non significa avere già la stessa efficacia in ciascuna di esse.

La sua qualità più interessante resta la capacità di prendere iniziative. In una squadra che deve trovare soluzioni contro difese organizzate, avere un giocatore disposto ad affrontare il diretto avversario può rappresentare un vantaggio importante.

Alajbegović e la Juventus: cosa raccontano i numeri

Le prime dodici presenze ufficiali in bianconero hanno prodotto due gol e un assist.

In Serie A, al 3 novembre 2026, Alajbegović ha giocato nove partite, sei da titolare, segnando una rete e fornendo un assist. In Europa League ha aggiunto tre presenze e un altro gol.

I dati del campionato raccontano anche tredici conclusioni, sette delle quali nello specchio della porta, cinque passaggi chiave e una precisione nei passaggi dell’87%.

Non sono numeri che autorizzano a parlare di un giocatore già affermato, ma aiutano a comprenderne il comportamento in campo.

Alajbegović cerca frequentemente la porta e prova a partecipare alla creazione delle occasioni. Non si limita quindi a occupare una posizione, ma cerca di incidere direttamente sull’azione offensiva.

Il gol contro il Napoli del 1° novembre, nella vittoria per 2-0, ha rappresentato il momento più significativo delle sue prime settimane in Serie A.

A 19 anni e 41 giorni è diventato il più giovane calciatore straniero a segnare in un confronto di campionato tra Juventus e Napoli.

Un primato che fa piacere, soprattutto quando riguarda un giovane bianconero, ma che deve essere considerato per ciò che è: un passaggio importante, non un punto d’arrivo.

Dove può giocare Alajbegović nella Juventus di Spalletti?

La risposta più immediata è sulla fascia sinistra di un tridente offensivo.

Nel 4-3-3 Alajbegović può partire largo, ricevere fronte alla porta e affrontare il difensore, scegliendo successivamente se cercare il fondo o accentrarsi.

La presenza di un terzino che accompagni l’azione può aiutarlo, perché le sovrapposizioni e le combinazioni riducono la possibilità che gli avversari concentrino sistematicamente due uomini su di lui.

Ma esiste anche un’altra possibilità.

Nel 3-4-2-1 il bosniaco potrebbe essere impiegato come trequartista sinistro, in una posizione più vicina al centravanti e maggiormente coinvolta nelle combinazioni offensive.

In questo caso, però, cambierebbero anche le responsabilità.

Ricevere tra le linee significa avere meno tempo per controllare il pallone, dover scegliere rapidamente e saper leggere i movimenti dei compagni.

Alajbegović possiede qualità interessanti per interpretare questa posizione, ma deve ancora consolidare le letture necessarie per farlo con continuità.

L’impiego da seconda punta può rappresentare una soluzione occasionale, soprattutto quando la Juventus cerca maggiore mobilità attorno al centravanti, ma non sembra attualmente la scelta più naturale.

Il talento offensivo non esonera dal lavoro difensivo

C’è un aspetto che spesso viene trascurato quando si parla dei giovani dotati di qualità tecniche: il lavoro senza pallone.

Alajbegović può essere utile quando la Juventus attacca, ma per diventare un giocatore affidabile deve contribuire anche alla fase difensiva.

Nel 4-3-3 deve aiutare il terzino nelle coperture, riconoscere quando uscire in pressione e partecipare alla riaggressione dopo la perdita del possesso.

Nel 3-4-2-1 è chiamato invece a chiudere le linee di passaggio interne e a coordinarsi con i centrocampisti.

Non basta correre verso il portatore per effettuare un buon pressing. Bisogna scegliere il momento giusto, indirizzare l’avversario e mantenere le distanze dai compagni.

Sono aspetti sui quali il bosniaco deve crescere, come accade normalmente a un calciatore della sua età.

Nelle transizioni offensive può sfruttare velocità e conduzione per attaccare gli spazi, mentre nelle transizioni difensive deve migliorare la rapidità con cui recupera la posizione.

La qualità individuale rimane importante, ma nel calcio moderno deve essere accompagnata dalla capacità di partecipare al gioco collettivo.

Punti di forza e limiti: cosa deve migliorare

Il primo pregio di Alajbegović è la predisposizione all’iniziativa.

Non sembra un giocatore che rinunci facilmente a tentare una soluzione personale. Cerca il dribbling, prova a creare superiorità numerica e mostra una buona attitudine alla conclusione.

A queste caratteristiche si aggiungono l’ambidestria e la possibilità di essere utilizzato in più posizioni offensive.

I limiti riguardano soprattutto la continuità e la scelta della giocata.

Un esterno offensivo deve imparare a riconoscere quando affrontare il difensore e quando, invece, conviene cercare immediatamente un compagno.

Il dribbling è utile quando produce un vantaggio. Se diventa una soluzione cercata indipendentemente dalla situazione, rischia di rallentare la manovra o favorire il recupero avversario.

Anche i duelli rappresentano un aspetto sul quale lavorare. Nelle prime nove presenze in campionato, secondo Sky Sport, Alajbegović ne ha vinti 15 su 35, circa il 43%.

Il dato non basta per esprimere un giudizio definitivo, ma suggerisce che il bosniaco debba migliorare nella gestione dei confronti individuali.

Un altro passaggio importante riguarda la continuità nell’arco della partita. Il talento può emergere attraverso una singola accelerazione, ma un giocatore destinato a diventare importante deve riuscire a incidere anche quando gli spazi diminuiscono e gli avversari imparano a conoscerlo.

Alajbegović può diventare una risorsa importante?

La Juventus ha bisogno di qualità, ma soprattutto di giocatori capaci di trasformare quella qualità in rendimento.

Alajbegović possiede caratteristiche che possono aiutare la squadra, perché porta imprevedibilità, iniziativa individuale e una naturale propensione alla conclusione.

Sarebbe però sbagliato chiedergli di risolvere problemi offensivi che riguardano l’intero sistema di gioco.

A diciannove anni deve ancora migliorare le letture tattiche, la partecipazione difensiva e la continuità delle proprie prestazioni.

Spalletti ha il compito di individuare la collocazione più adatta, consentendogli di sviluppare le proprie qualità senza chiedergli continuamente di interpretare ruoli e responsabilità differenti.

Il percorso compiuto a Salisburgo e le prime apparizioni in bianconero rappresentano una base incoraggiante.

Il potenziale esiste, ma dovrà essere confermato nel tempo.

Perché la Juventus non ha bisogno soltanto di scoprire nuovi talenti. Ha bisogno di accompagnarli fino al momento in cui potranno diventare giocatori affidabili, capaci di contribuire stabilmente ai risultati.

E Alajbegović, per caratteristiche ed età, sembra avere le qualità per intraprendere questo percorso.

Fonti ufficiali

 

Opinionista e giornalista sportivo. Collaboro con Top Planet e Radio Bianconera. Scrivo, oltre che per Ju24.it, per CalcioStyle e Bianconeranews, Gestisco su FB la pagina de "Il Grande Bianconero" e "Juventini". Conduco dirette e ne organizzo la regia.

70 articoli