La Juventus di Spalletti ha reagito, ma ai suoi tifosi non può bastare. Il 2-2 contro il Rennes ha restituito una squadra più determinata di quella travolta dalla Lazio, senza cancellare le incertezze che accompagnano i bianconeri da diverse partite. E il primo a non accontentarsi, almeno a giudicare dalle dichiarazioni del dopopartita, è proprio Luciano.
Non è tanto il pareggio a colpire, quanto il tono dell’allenatore. Spalletti ha riconosciuto i miglioramenti, ma ha continuato a chiedere qualcosa che evidentemente ritiene ancora assente. Un atteggiamento che può sembrare severo dopo una prestazione accettabile, ma che assume un significato particolare considerando il confronto con la squadra dei giorni precedenti.
Il tecnico aveva ascoltato i suoi uomini, aveva accettato di discutere le difficoltà e si era assunto le responsabilità delle proprie scelte. Adesso, però, si aspetta che siano i giocatori a dimostrare quanto quel dialogo sia stato utile.

Juventus e Spalletti, il peso delle parole dopo la Lazio
La sconfitta interna contro la Lazio ha lasciato un segno profondo. Non soltanto per il risultato, ma per la sensazione di impotenza trasmessa da una Juventus che avrebbe dovuto offrire ben altre garanzie.
Nella conferenza precedente al Rennes, Spalletti aveva raccontato di aver fatto parlare i giocatori, apprezzandone sincerità e disponibilità. Aveva detto di sentire la squadra dalla propria parte e aveva riconosciuto di essere il primo responsabile delle scelte tecniche.
Ma aveva chiesto anche maggiore unità, meno individualismo e più capacità di affrontare le difficoltà senza perdere lucidità.
Parole che meritano di essere considerate nel loro insieme.
Il confronto non era stato soltanto uno sfogo dello spogliatoio. Aveva messo tutti davanti alle proprie responsabilità, allenatore compreso. E proprio per questo la partita contro il Rennes avrebbe dovuto rappresentare qualcosa di più di una semplice occasione di riscatto.
I tifosi non chiedevano necessariamente una Juventus spettacolare. Si aspettavano, però, una squadra capace di dimostrare che la lezione fosse stata compresa.
Il Rennes restituisce una reazione, non ancora certezze
La Juventus ha iniziato con personalità, trovando subito il vantaggio con Celik. Poi, però, è tornata a mostrare quelle fragilità che sembravano dover appartenere al passato: il Rennes ha ribaltato il risultato e soltanto nella ripresa i bianconeri sono riusciti a ristabilire la parità con Woltemade.
Spalletti ha riconosciuto che la squadra aveva reagito, ma ha anche ricordato che le due reti subite erano evitabili. <Cite refs={[“turn844602search4″,”turn844602search0”]}/>
È difficile dargli torto.
Non si può pretendere di vincere sempre, ma una squadra che vuole tornare a competere ad alto livello deve almeno ridurre la frequenza degli errori che compromettono il lavoro svolto.
E soprattutto non può vivere ogni partita come un nuovo tentativo di ritrovare se stessa.
Il tecnico ha spiegato che la Juventus continua a sentirsi troppo a proprio agio quando si abbassa, mentre dovrebbe riuscire a mantenere più campo e iniziativa. Non è un difetto apparso improvvisamente contro il Rennes, ma una difficoltà che si trascina da tempo.
La domanda, allora, è inevitabile: quanto ancora servirà per vedere una Juventus consapevole della propria forza?
Kolo Muani e Woltemade, il talento non può restare una promessa
La valutazione di Spalletti sui due attaccanti merita un’attenzione particolare.
Kolo Muani e Woltemade sono partiti insieme dal primo minuto. Il tecnico aveva scelto di affidarsi a entrambi, cercando una soluzione offensiva differente. Nel dopopartita ha confermato che possono convivere, ma ha anche spiegato di aspettarsi prestazioni migliori, considerando le loro qualità superiori a quanto mostrato contro il Rennes.
È un richiamo che non riguarda soltanto due calciatori.
La Juventus ha investito risorse, costruito aspettative e affidato a diversi giocatori il compito di riportarla ai vertici. Non tutti stanno offrendo il rendimento che ci si attendeva, e continuare a discuterne esclusivamente in termini di collocazione tattica rischia di diventare una scorciatoia.
L’allenatore deve trovare le soluzioni migliori, certamente. Ma chi indossa la maglia bianconera deve anche saper dare qualcosa che non può essere preparato alla lavagna: personalità, continuità e capacità di incidere quando la partita lo richiede.
Spalletti ha insistito proprio su questo aspetto, richiamando il peso delle decisioni individuali e la differenza tra possedere qualità e riuscire a esprimerla.
È una richiesta legittima, soprattutto in una squadra nella quale troppe prestazioni continuano a lasciare la sensazione di un’occasione sprecata.
La maglia della Juventus richiede consapevolezza
Per i tifosi juventini, il problema non è soltanto la classifica. È la distanza crescente tra ciò che la Juventus rappresenta e ciò che riesce a mostrare sul campo.
Ci si può abituare a una stagione complicata, accettare una fase di ricostruzione e comprendere le difficoltà di un allenatore chiamato a trovare nuovi equilibri. Molto più difficile è accettare che una squadra continui a ripetere gli stessi errori senza dare la sensazione di averne compreso il peso.
Non si tratta di pretendere vittorie per diritto acquisito. Si tratta di chiedere che ambizione, responsabilità e rendimento tornino a essere coerenti.
La società ha il dovere di costruire un progetto credibile. Spalletti deve dimostrare di saperlo trasformare in una squadra competitiva. I calciatori, però, non possono limitarsi ad aspettare che ogni difficoltà venga risolta dalla panchina.
Devono assumersi la responsabilità della Juventus che stanno contribuendo a costruire.
Il confronto dopo la Lazio poteva essere un passaggio importante proprio per questo. Aveva offerto ai giocatori la possibilità di esprimere le proprie ragioni, ma anche l’occasione di dimostrare che quelle ragioni erano accompagnate dalla volontà di cambiare.
Contro il Rennes abbiamo visto la volontà. Non ancora il cambiamento.
Il futuro della Juventus non può attendere
Spalletti si gioca molto, perché il suo lavoro sarà inevitabilmente giudicato dai risultati. Ma la Juventus si gioca qualcosa che supera il destino del suo allenatore: la credibilità di una società che vuole continuare a essere considerata tra le grandi del calcio europeo.
E quella credibilità non può essere difesa soltanto attraverso il richiamo alla storia.
Servono scelte societarie coerenti, un allenatore capace di dare identità alla squadra e giocatori consapevoli di ciò che rappresentano. Nessuna di queste responsabilità può cancellare le altre.
Per questo il malumore di Spalletti dopo il Rennes non dovrebbe essere letto soltanto come l’insoddisfazione per una vittoria mancata.
Potrebbe essere il segnale che il tecnico, dopo aver ascoltato la squadra, si aspetti finalmente una risposta all’altezza delle parole pronunciate nello spogliatoio.
La Juventus ha mostrato di poter reagire. Ora deve dimostrare di saper crescere.
Perché la differenza tra una squadra che attraversa un momento difficile e una che rischia di ridimensionarsi sta anche qui: nella capacità di trasformare le difficoltà in consapevolezza, prima che diventino un’abitudine.
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