Il rapporto tra Savasta e Spalletti è arrivato a un punto di rottura. L’opinionista non vede più nell’attuale allenatore l’uomo capace di restituire alla Juventus competitività, organizzazione e soprattutto quella continuità che manca ormai da troppo tempo. La sconfitta contro la Lazio rappresenta l’ultimo episodio di una situazione che, secondo Savasta, richiede una decisione immediata.
«Da diverse settimane dico che la cosa migliore che può fare Spalletti è quella di dimettersi».
Una posizione severa, che va oltre la delusione per una partita persa. Savasta ritiene che la Juventus stia continuando a disperdere un patrimonio tecnico importante, mentre il tempo necessario per recuperare terreno sulle concorrenti diminuisce.
Il punto è proprio questo: una squadra può attraversare momenti difficili, ma deve dimostrare di avere una direzione. E secondo l’opinionista, oggi questa direzione non si vede.
Savasta – Opinionista bianconero
Savasta è una voce critica e appassionata del panorama d’opinione juventino. Diretto, schietto e poco incline ai compromessi, affronta le vicende della Juventus con uno sguardo che unisce la passione del tifoso alla volontà di analizzare scelte tecniche, strategie societarie e responsabilità dirigenziali.
Nei suoi interventi non cerca il consenso a tutti i costi: esprime giudizi netti, spesso provocatori, senza rinunciare ad argomentare le proprie posizioni. La sua attenzione va oltre il risultato della singola partita, concentrandosi sull’identità della squadra, sulla qualità della gestione sportiva e sulle prospettive future del club.
Una voce indipendente, capace di alimentare il confronto e stimolare il dibattito nel mondo bianconero.
inteviste precedenti di Savasta

Savasta e Spalletti: gli errori che hanno consumato la fiducia
Per comprendere la durezza dell’intervento bisogna partire dalla precedente stagione, quando la Juventus ha mancato la qualificazione alla Champions League.
Savasta individua nella gestione dei portieri una delle decisioni più discutibili. In particolare, ritiene che Perin avrebbe meritato maggiore spazio rispetto a Di Gregorio nelle partite decisive.
«Con il nostro secondo portiere, presunto secondo, Perin, avremmo sicuramente come minimo pareggiato», sostiene, riferendosi alla sfida con la Fiorentina.
La certezza espressa dall’opinionista non può essere dimostrata. Il calcio non permette di sapere quale sarebbe stato il risultato modificando una singola scelta, soprattutto quando le prestazioni individuali dipendono anche dal comportamento dell’intera squadra.
Tuttavia, il riferimento ai portieri è significativo perché mostra come la sfiducia di Savasta abbia radici profonde. Non è l’ultima sconfitta ad aver determinato il suo giudizio, ma una successione di decisioni che considera sbagliate.
E quando un allenatore perde credibilità agli occhi di una parte dell’ambiente, anche le scelte più ordinarie finiscono inevitabilmente sotto osservazione.
Zhegrova, i cambi e le occasioni non sfruttate
La gestione di Edon Zhegrova rappresenta un altro punto centrale della contestazione.
Savasta ritiene che il giocatore possa offrire caratteristiche difficili da trovare in altri elementi della rosa: accelerazione, dribbling, capacità di creare superiorità numerica e imprevedibilità negli ultimi metri.
La sua esclusione dalla lista UEFA viene quindi giudicata particolarmente discutibile, soprattutto considerando le difficoltà offensive manifestate dalla Juventus.
Non significa che Zhegrova possa risolvere da solo i problemi della squadra. Un giocatore offensivo deve essere inserito in un sistema che gli consenta di ricevere il pallone nelle condizioni migliori, senza costringerlo a partire continuamente da posizioni poco favorevoli.
Ma proprio questo è uno degli aspetti che Savasta contesta a Spalletti: la difficoltà nel valorizzare le qualità individuali attraverso un’organizzazione collettiva efficace.
Il discorso si allarga alle sostituzioni, giudicate poco incisive e talvolta incapaci di modificare realmente l’andamento della partita.
La critica più interessante non riguarda il numero di attaccanti utilizzati, ma il modo in cui vengono disposti. Inserire contemporaneamente diversi giocatori offensivi non significa necessariamente aumentare la pericolosità, soprattutto quando vengono meno le distanze e i collegamenti tra i reparti.
Savasta descrive una situazione nella quale si sono ritrovati «quattro, cinque giocatori davanti senza costrutto, che pestavano i piedi».
Un’immagine che riassume efficacemente il suo giudizio sulla fase offensiva bianconera.
Il talento non basta quando manca l’organizzazione
La Juventus dispone di giocatori con caratteristiche differenti, ma proprio questa varietà dovrebbe rappresentare una risorsa per l’allenatore.
Un centrocampo equilibrato deve saper accompagnare l’azione senza perdere la capacità di proteggere la difesa. Gli esterni devono garantire ampiezza quando necessario, mentre gli attaccanti hanno bisogno di movimenti complementari per non occupare continuamente le stesse zone.
Secondo Savasta, tutto questo avviene con eccessiva difficoltà.
«Non c’è un assetto difensivo corretto, non c’è un centrocampo degno di quel nome», afferma, attribuendo alla struttura collettiva una parte importante del rendimento insufficiente dei singoli.
È un giudizio che merita attenzione perché permette di distinguere due questioni spesso confuse: la qualità della rosa e la qualità del gioco espresso.
Una squadra può avere limiti evidenti in alcuni ruoli e, contemporaneamente, essere organizzata in modo da ridurne le conseguenze. Al contrario, anche giocatori tecnicamente validi possono incontrare difficoltà se vengono costretti a rincorrere continuamente gli avversari o a cercare soluzioni individuali.
Cambiare modulo, in queste condizioni, potrebbe non bastare.
Il 4-2-3-1, il 4-3-3 e le possibili variazioni durante la partita richiedono principi comuni: coperture, occupazione degli spazi, coordinamento del pressing e capacità di reagire alla perdita del possesso.
Se questi meccanismi non funzionano, il problema non si risolve semplicemente spostando un centrocampista qualche metro più avanti o aggiungendo un attaccante.
Conte rappresenterebbe davvero la svolta?
Savasta non ha dubbi sulla soluzione che vorrebbe vedere adottata.
«La soluzione che io vorrei sarebbe quella di Conte subito».
Antonio Conte viene considerato il tecnico ideale per restituire alla Juventus un’identità forte, attraverso un’organizzazione rigorosa e una maggiore responsabilizzazione dei giocatori.
Nella valutazione dell’opinionista, il suo arrivo produrrebbe anche un effetto importante sulla costruzione della squadra futura. Conte avrebbe diversi mesi per comprendere quali elementi siano adatti alle esigenze della Juventus e quali, invece, non offrano garanzie sufficienti.
Il ragionamento non è privo di logica. Un allenatore chiamato a iniziare un nuovo progetto avrebbe bisogno di conoscere la rosa, valutarne le caratteristiche e indicare le priorità del mercato.
Ma l’eventuale ritorno di Conte aprirebbe anche questioni concrete: la compatibilità con i giocatori disponibili, le condizioni contrattuali, le richieste tecniche e il tempo necessario per introdurre nuovi principi di gioco.
La forza della proposta di Savasta sta soprattutto nella richiesta di un allenatore che restituisca alla squadra una personalità riconoscibile.
Arriva perfino a evocare il ritorno di Thiago Motta fino al termine della stagione. Una possibilità che definisce «una soluzione folle», ma che rende evidente quanto consideri urgente un cambiamento.
La Champions non è soltanto una questione di prestigio
Il rischio di mancare nuovamente la qualificazione alla Champions League rappresenta uno degli argomenti più forti dell’intervento.
Savasta contesta chi considera troppo costoso sostenere il contratto di un ulteriore allenatore, ricordando che l’assenza dalla principale competizione europea potrebbe avere conseguenze economiche ben più rilevanti.
La stima di 60 milioni di euro proposta dall’opinionista non rappresenta una perdita certa, ma indica la dimensione del problema che intende sottolineare.
La Champions significa ricavi, visibilità internazionale, maggiori opportunità commerciali e una capacità di attrarre giocatori che non dipende soltanto dagli ingaggi offerti.
Per una società chiamata a mantenere equilibrio economico e competitività sportiva, la continuità nella partecipazione europea assume quindi un valore strategico.
Il punto, tuttavia, non è semplicemente spendere per cambiare allenatore. È comprendere se il nuovo investimento possa aumentare in misura significativa le possibilità di raggiungere l’obiettivo.
Savasta ritiene di sì, soprattutto se la scelta dovesse ricadere su Conte.
Il mercato e la responsabilità di chi costruisce la squadra
L’opinionista non risparmia critiche neppure alla precedente gestione sportiva, chiamando in causa operazioni di mercato che, nella sua valutazione, hanno lasciato alla Juventus giocatori difficili da collocare e risorse economiche insufficienti per intervenire in altri ruoli.
La questione è particolarmente delicata perché riguarda la continuità del progetto tecnico.
Ogni allenatore ha esigenze differenti, ma una società non può permettersi di ricostruire completamente la rosa a ogni cambio di panchina. Occorrono una linea sportiva riconoscibile e una programmazione capace di sopravvivere anche all’avvicendamento degli uomini.
Savasta guarda con maggiore fiducia a Carnevali e Massara, che considera figure competenti, ma ritiene necessario accompagnare il loro lavoro con una scelta convincente per la guida tecnica.
La riflessione finale riguarda la presidenza, per la quale auspica una figura presente e autorevole, arrivando a proporre Ginevra Elkann.
Il messaggio complessivo è chiaro: la Juventus non può continuare a vivere nell’attesa della prossima svolta, senza costruire le condizioni perché quella svolta produca risultati duraturi.
Savasta chiede Conte e considera conclusa l’esperienza di Spalletti. Ma la questione più profonda riguarda la capacità della società di scegliere una direzione e mantenerla, senza dover ricominciare ogni volta da capo.
Fonti ufficiali e verifiche: Calendario e risultati Juventus.