Cambiare portiere dopo una stagione nella quale Michele Di Gregorio ha collezionato 13 clean sheet in 30 presenze di Serie A può sembrare una scelta strana. Eppure, parliamoci chiaro, Di Gregorio alla Juventus è stato un disastro in troppe partite.
Vicario può portare personalità, esperienza internazionale, un modo differente di partecipare alla costruzione e, soprattutto, un rapporto emotivo con la maglia che nelle sue prime parole da juventino è apparso immediatamente evidente.
Il 18 agosto è arrivato ufficialmente dal Tottenham in prestito fino al 30 giugno 2027.
Adesso tocca a lui dimostrare che quel cambiamento avesse davvero senso.
Come gioca Vicario: non è un portiere che aspetta soltanto il tiro
Vicario viene spesso ricordato con : reattività, esplosività, capacità di abbassarsi rapidamente e un rendimento particolarmente efficace nelle conclusioni ravvicinate.
Ma fermarsi alle parate significa raccontare soltanto metà del giocatore.
L’esperienza inglese lo ha trasformato in un portiere abituato a essere coinvolto pesantemente nella prima costruzione.
Un dato della Premier League 2024/25 aiuta a capire il concetto: Vicario aveva una precisione nei passaggi dell’88,8%, la più alta tra i portieri analizzati dal campionato inglese. Ancora più significativo il dato sui rinvii: il 75,4% dei suoi goal kick trovava un compagno prima ancora di uscire dall’area di rigore. Nessun altro portiere della Premier arrivava al 50%.
Non significa che Vicario sia Ederson.
Significa che è abituato a ricevere il pallone, giocarlo corto e convivere con il rischio.
E per la Juventus di Spalletti questo può diventare importante.
Con Spalletti il portiere deve giocare
Nel calcio di Luciano Spalletti la costruzione dell’azione non comincia dal centrale difensivo. Comincia spesso qualche metro più indietro.
Dal portiere.
Avere un numero uno capace di farsi trovare, attirare la pressione e servire il compagno corretto può permettere alla Juventus di creare superiorità già nei primi metri.
Vicario arriva da anni trascorsi in un Tottenham che, soprattutto con Ange Postecoglou, gli ha chiesto esattamente questo: non buttare il pallone appena arrivava la pressione, ma continuare a giocare.
Qualche errore è inevitabilmente arrivato. Nella stagione 2025/26, per esempio, una sua giocata sbagliata dal basso contribuì al gol del Nottingham Forest in una partita persa 3-0 dagli Spurs.
È il prezzo che pagano i portieri ai quali viene chiesto di partecipare davvero alla manovra.
Vicario non è perfetto con i piedi. Ma non ha paura di usarli.
La differenza sembra sottile, in realtà non lo è affatto.
Vicario contro Di Gregorio: non serve distruggere il passato
Quando arriva un nuovo portiere, parte quasi automaticamente il confronto con quello precedente.
Vicario è più forte di Di Gregorio?
La domanda è forse posta male.
Di Gregorio è un portiere molto reattivo, efficace sulla linea e capace di produrre parate importanti. Nella scorsa Champions, per esempio, a Madrid contro il Real evitò alla Juventus un passivo più pesante con interventi su Mbappé e una notevole doppia parata nella ripresa.
Non bisogna quindi riscrivere la sua esperienza juventina per giustificare l’arrivo di un altro numero uno. Il punto è che moralmente Di Gregorio non può piu essere un giocatore della Juve. Ormai è nell’occhio del ciclone e, a tanti clean sheet corrispondono altrettanti errori fatali.
Vicario poi offre semplicemente caratteristiche differenti.
Ha conosciuto una Premier League nella quale il portiere viene continuamente attaccato, pressato e coinvolto nel possesso. Ha giocato partite ad altissima intensità e arriva a Torino nel momento della carriera in cui esperienza e maturità cominciano a incontrarsi.
E poi c’è una componente molto meno scientifica.
La Juventus.
“È il sogno di una vita”: e questa frase conta
Durante la prima intervista da giocatore bianconero, Vicario non ha utilizzato parole particolarmente prudenti.
Ha raccontato che arrivare alla Juventus rappresentava un sogno coltivato fin da bambino e ha definito la possibilità di rappresentare il club come il massimo a cui potesse aspirare.
Si potrebbe liquidare tutto come la classica frase pronunciata dopo un trasferimento.
Forse.
Ma nel caso di Vicario il rapporto con una certa idea della Juventus arriva da lontano. Il suo riferimento nel ruolo è sempre stato Gianluigi Buffon, che già negli anni dell’Empoli indicava apertamente come proprio idolo.
E qui c’è un aspetto che alla Juve degli ultimi anni è mancato qualche volta.
Non la qualità.
Il senso di appartenenza.
Essere tifoso non ti fa parare meglio. Ma può cambiare il resto
Naturalmente l’attaccamento alla maglia non permette di arrivare su un pallone indirizzato all’incrocio.
Non migliora i riflessi.
Non trasforma automaticamente un buon portiere in Buffon.
Pensarlo sarebbe retorica.
Ma vestire la maglia della squadra che desideravi da bambino può cambiare il modo in cui vivi alcune situazioni: una sconfitta, una contestazione, una partita sporca, una notte europea, il rumore dello Stadium dopo un errore.
Il portiere della Juventus è un ruolo particolare.
Per lunghi periodi puoi non toccare pallone e poi, improvvisamente, devi decidere una partita. Non basta essere tecnicamente preparati. Serve sopportare la pressione di un club nel quale un pareggio viene spesso vissuto come una mezza sconfitta.
E forse proprio qui Vicario può trovare qualcosa in più.
Non perché essere juventino garantisca una parata.
Ma perché per lui Torino non sembra essere semplicemente un’altra tappa professionale.
Vicario Juventus, a porta serve anche una nuova leadership
Di Gregorio ha attraversato due stagioni complicate per la Juventus, tra cambiamenti tecnici, aspettative elevate e un’identità di squadra spesso difficile da definire.
Ha fatto il proprio lavoro certo, ma ahimè il portiere è sempre il portiere.
Vicario arriva invece in una fase differente.
Spalletti vuole una Juve che abbia una personalità riconoscibile e il portiere, in una squadra simile, deve diventare anche una presenza.
Deve parlare con i centrali. Ordinare la linea. Chiedere il pallone. Accettare di riceverlo quando magari lo Stadium vorrebbe semplicemente vederlo spedito a cinquanta metri.
Vicario ha 29 anni. Non arriva per imparare il mestiere e non arriva neppure come scommessa.
Arriva dopo aver giocato in Premier League e dopo essersi abituato a uno dei campionati nei quali il portiere è sottoposto alla maggiore intensità possibile.
La Juventus lo ha preso inizialmente in prestito, quindi sarà il campo a stabilire se il matrimonio diventerà più lungo.
Ma c’è una cosa che rende questa operazione più interessante del semplice cambio Di Gregorio-Vicario.

Vicario Juventus. Per una volta arriva qualcuno che la Juventus l’ha aspettata
Nel calcio moderno si parla continuamente di progetti, contratti, commissioni e opportunità di mercato.
È normale.
Poi ogni tanto arriva un giocatore e dice che quella maglia la voleva da bambino.
Non basta per vincere.
Anzi, se Vicario sbaglierà un’uscita o regalerà un pallone agli avversari, essere tifoso della Juventus non gli garantirà alcuno sconto.
Probabilmente accadrà l’esatto contrario.
Ma dopo anni nei quali la Juve ha spesso cercato di ricostruire una propria identità, avere un portiere che considera quella porta un punto d’arrivo e non semplicemente una tappa può avere un peso.
Di Gregorio lascia, eventualmente, senza la necessità di trasformarlo nel colpevole di qualcosa.
Vicario arriva con caratteristiche diverse, una maggiore esperienza internazionale e una dichiarazione d’amore che adesso dovrà confermare sul campo.
Alla fine sarà giudicato come tutti i portieri: per quanti palloni entrano e quanti ne tiene fuori.
Ma se davvero quella della Juventus era la porta che sognava fin da bambino, partire con la sensazione di essere finalmente arrivato dove voleva essere non è il peggior modo per cominciare.
Anzi. Vicario Juventus, il binomio di cui avevamo bisogno.