Trubin Juventus. La Juve ha un problema tra i pali e, arrivati a metà agosto, continuare a rimandarne la soluzione rischia di trasformarlo in qualcosa di ancora più grande. Michele Di Gregorio viene da una stagione complicata e il tema del nuovo numero uno è diventato uno dei dossier più delicati alla Continassa.
Tra i profili valutati nelle ultime settimane è comparso anche quello di Anatoliy Trubin, portiere ucraino del Benfica per il quale ci sarebbero già stati contatti tra i club. La richiesta dei portoghesi si aggirerebbe intorno ai 30 milioni di euro.
Una cifra importante. Ma, probabilmente, anche quella che obbliga a fare il ragionamento giusto: se la Juventus deve investire sul portiere, forse ha più senso spendere per costruire il futuro che cercare ancora una soluzione provvisoria.
Ed è precisamente qui che Trubin diventa interessante.
Trubin non sarebbe un portiere di passaggio
Nato il 1° agosto 2001, Trubin ha appena compiuto 25 anni. È alto 1,99 metri, ha già giocato con Shakhtar Donetsk e Benfica e soprattutto possiede un’esperienza europea decisamente superiore a quella che normalmente ci si aspetterebbe da un portiere della sua età. È legato al Benfica fino al 2028.
Questo è forse il primo grande argomento a favore del suo eventuale acquisto.
La Juventus non comprerebbe un portiere per uno o due anni. Comprerebbe potenzialmente il proprio numero uno per un intero ciclo.
E dopo stagioni nelle quali la porta bianconera ha perso quella sensazione di certezza che aveva caratterizzato quasi tutta la storia recente del club, non sarebbe un dettaglio.
Perché da Buffon a Szczesny, passando per una tradizione che a Torino ha sempre dato enorme importanza al ruolo, la Juventus ha quasi sempre costruito le proprie grandi squadre partendo da un portiere capace di trasmettere sicurezza.
Oggi serve nuovamente quella sensazione.
Una presenza che la Juventus oggi non ha
Ci sono portieri che sembrano grandi perché compiono parate spettacolari e portieri che sembrano grandi ancora prima che arrivi il tiro.
Trubin appartiene soprattutto alla seconda categoria.
A 1,99 metri occupa fisicamente una quantità enorme di porta. La sua struttura gli permette di avere una presenza importante nelle uscite, nelle situazioni aeree e soprattutto nell’uno contro uno, dove riesce spesso ad aspettare l’attaccante sfruttando apertura e lunghezza degli arti.
Non significa che sia perfetto.
Come tutti i portieri molto alti può avere situazioni nelle quali deve essere rapidissimo nell’andare a terra e la sua gestione tecnica non è ancora quella dei migliori interpreti assoluti del ruolo.
Ma il materiale sul quale lavorare è impressionante.
E soprattutto Trubin dà la sensazione di poter ancora migliorare parecchio.
Nella Liga portoghese 2025/26 ha disputato 32 partite, chiudendo con 13 clean sheet e 24 reti subite.
Numeri che da soli non raccontano completamente un portiere, ma che confermano comunque un rendimento già importante.
Ha già conosciuto la pressione vera
C’è poi un altro elemento che personalmente considero fondamentale quando si parla della porta della Juventus: la personalità.
Torino non è un posto normale per un portiere.
Qui una parata viene dimenticata rapidamente mentre un errore può essere analizzato per una settimana. E quando giochi in una squadra chiamata quasi sempre a vincere, magari tocchi pochissimi palloni per 70 minuti prima di essere obbligato a fare la parata decisiva.
Trubin, pur avendo soltanto 25 anni, ha già giocato partite di Champions League di altissimo livello.
La fotografia più famosa rimane naturalmente quella incredibile del 28 gennaio 2026, quando segnò addirittura di testa al 98′ contro il Real Madrid, firmando il 4-2 che consentì al Benfica di qualificarsi ai playoff di Champions League.
L’aspetto interessante di quell’episodio non è tanto il gol, che per un portiere rimane qualcosa di irripetibile, quanto ciò che racconta della sua personalità.
In un momento nel quale il Benfica aveva bisogno disperatamente di una rete, Trubin è andato nell’area avversaria e ha deciso una qualificazione europea.
Serve coraggio.
E alla Juventus, oggi, serve anche quello.
Il vero vantaggio rispetto a un prestito
Nelle ultime settimane intorno alla porta bianconera sono circolate diverse ipotesi, compresa quella di una soluzione temporanea. Ma personalmente sarebbe proprio questo il punto sul quale cambierei direzione.
La Juventus non ha bisogno di rimandare il problema del portiere. Deve risolverlo.
Prendere qualcuno in prestito significherebbe probabilmente ritrovarsi fra dodici mesi esattamente nella stessa situazione.
Trubin avrebbe invece un senso progettuale completamente diverso.
Spendere 25-30 milioni per un portiere di 25 anni può sembrare tanto, soprattutto per un club che deve intervenire anche in altri reparti. Ma se quel giocatore diventa il titolare per sei, sette o otto stagioni, cambia completamente anche la valutazione economica dell’operazione.
Il costo va giudicato sulla durata del progetto.
Ed è questo che rende Trubin particolarmente affascinante.
Anche tatticamente sarebbe una scelta coerente
C’è poi la Juventus che Luciano Spalletti vuole costruire. Una squadra che inevitabilmente dovrà provare a difendere più lontano dalla propria porta e avere maggiore controllo del pallone.
In una struttura del genere il portiere non può essere semplicemente quello che para.
Deve leggere la profondità, offrire una soluzione nella prima costruzione, avere personalità quando viene pressato e soprattutto accettare di giocare diversi metri più avanti rispetto alla linea di porta.
Trubin ha caratteristiche che possono essere sviluppate ulteriormente proprio in questa direzione.
Non sarebbe necessariamente un prodotto già terminato. Sarebbe piuttosto un portiere già forte che può diventare molto più forte.
E forse è esattamente il tipo di investimento che manca alla Juventus.
Trubin Juventus, sarebbe una scelta da grande squadra
Naturalmente esistono dei rischi.
Arrivare dal campionato portoghese alla Serie A, indossare immediatamente la maglia della Juventus e avere sulle spalle il peso di un investimento da circa 30 milioni non sarebbe semplice.
Ma il punto è un altro.
Se la Juventus ritiene davvero necessario cambiare portiere, deve decidere quale strada percorrere.
Può cercare una soluzione economica, temporanea, buona per attraversare la stagione.
Oppure può individuare un giocatore e dirgli: la porta della Juventus sarà tua per i prossimi anni.
Trubin appartiene alla seconda categoria.
Ha 25 anni, fisico, esperienza internazionale, margini di crescita e ha già dimostrato di non avere paura dei grandi palcoscenici. Non arriverebbe a Torino per fare concorrenza a Di Gregorio. Dovrebbe arrivare per diventare il nuovo numero uno.
E allora quei 30 milioni assumerebbero un significato diverso.
Perché la Juventus negli ultimi anni ha speso molto denaro cercando continuamente di correggere problemi già esistenti.
Forse, almeno una volta, sarebbe meglio spendere per non avere più quel problema per molti anni.
E se davvero Trubin fosse acquistabile alle cifre che stanno circolando, personalmente sarebbe uno dei profili sui quali avrei meno dubbi.
Non il portiere da prendere aspettando tempi migliori.
Il portiere con cui provare a costruirli.