Juventus, Luca Berti è intervenuto ai nostri microfoni sul mercato della Juventus che continua a far discutere. Tra operazioni concluse, cessioni complicate e investimenti importanti, la dirigenza bianconera ha modificato diversi elementi della rosa a disposizione di Luciano Spalletti.
A fare il punto della situazione è Luca Berti, intervenuto nel corso di un’intervista esclusiva per Ju24 e Calciostyle.net nella quale ha analizzato il lavoro svolto dalla Juventus, soffermandosi in particolare sulle operazioni Kolo Muani e Lucumí.
Iniziamo l’intervista a Luca Berti, come valuta complessivamente il mercato della Juventus?
«Il mercato della Juventus è stato un po’ a due facce. Direi che il lavoro svolto sul fronte delle entrate è stato buono, anche discretamente buono, mentre considero insufficiente il mercato in uscita.
Ci si aspettava qualcosa in più da Carnevali e Massara. Certamente, da due dirigenti come loro, i tifosi si aspettano quasi dei miracoli. Per quanto possa essere difficile cedere alcuni giocatori della Juventus, ci si attendeva comunque qualche risultato in più da due dirigenti considerati tra i migliori del calcio italiano, soprattutto per quello che hanno dimostrato nel corso degli anni.
Non si può attribuire loro tutta la responsabilità per le operazioni in uscita che non si riescono a concludere. Ribadisco, però, che ci si aspettava qualcosa in più».
Anche alcune operazioni in entrata hanno lasciato dei dubbi?
«Sì, qualche operazione ha lasciato un po’ perplessi. Penso, per esempio, a Kolo Muani. Al di là del valore tecnico e delle qualità del giocatore, bisogna valutare anche il modo in cui la Juventus è arrivata a concludere l’operazione.
La formula finale è stata quella dell’acquisto a titolo definitivo e non del prestito. Il giocatore è stato acquistato praticamente a prezzo pieno, vale a dire alla cifra pattuita o comunque richiesta dal Paris Saint-Germain.
Questo fa pensare che l’operazione avrebbe potuto essere chiusa in tempi molto più brevi. La Juventus avrebbe così potuto lavorare con Kolo Muani già durante il ritiro estivo e fin dall’inizio della stagione».
Quanto sarebbe stato importante consegnare prima Kolo Muani a Spalletti?
«Sarebbe stato sicuramente utile. Spalletti avrebbe avuto la possibilità di lavorare con il giocatore, inserirlo nei propri meccanismi e organizzare la squadra anche intorno alle sue caratteristiche.
Detto questo, potrebbero esserci degli aspetti che noi, osservando la situazione dall’esterno, non riusciamo a percepire. L’acquisto è stato comunque concluso e va bene così».
Che cosa pensa, invece, dell’acquisto di Lucumí?
«È un’altra operazione che lascia qualche dubbio, soprattutto considerando quelle che erano le necessità della Juventus. Anche in questo caso non metto in discussione il valore tecnico o le qualità del calciatore. Mi riferisco principalmente all’utilità e all’impiego che verrà fatto di Lucumí.
Probabilmente c’erano altri settori della squadra sui quali sarebbe stato più urgente intervenire. Oggi la Juventus sembra avere qualche difficoltà a centrocampo e manca anche un altro attaccante, quella che potremmo definire una seconda prima punta, richiesta da Spalletti.

Bisogna quindi chiedersi se fosse opportuno investire circa 20 milioni di euro su Lucumí. Quella cifra avrebbe potuto essere utilizzata per acquistare un centrocampista maggiormente funzionale alle esigenze della squadra oppure un terzino sinistro, ruolo del quale si parla molto.
Esistono anche altri reparti nei quali la Juventus appare un po’ carente a livello di rotazioni. Per questo motivo, pur riconoscendo il valore del giocatore, rimane qualche perplessità sulla priorità dell’investimento».
Qual è il suo giudizio sul mercato in entrata?
«Nel complesso, il mercato in entrata può essere considerato positivo. Bisogna ricordare anche alcuni buoni acquisti, come quello di Alajbegović, che può sicuramente garantire un livello e un tasso di qualità superiori al reparto offensivo.
Il giudizio sulle entrate è dunque positivo, anche se restano alcuni dubbi sulle tempistiche di determinate operazioni e sulle priorità seguite nella costruzione della rosa».
Spalletti avrà il compito di dare maggiore continuità e solidità alla Juventus. Quanto sarà difficile il suo lavoro?
Luca Berti: «Certamente il lavoro di mister Spalletti non sarà facile, ma comunque doveroso, perché abbiamo visto già solo nella prima partita di campionato, dopo un primo tempo che ha fatto vedere cose belle e interessanti, un secondo tempo che ha riproposto gli stessi fantasmi della seconda stagione, in cui alle prime difficoltà la squadra si scioglie e si perde e non è più in grado di recuperare quella solidità, quella consapevolezza che invece nel corso del primo tempo col Frosinone aveva fatto vedere».
Mancano ancora quattro giorni alla chiusura del mercato. Si aspetta altri colpi dalla Juventus?
«Mancano ancora quattro giorni alla chiusura del mercato estivo e la Juve potrebbe ancora mettere a segno un paio di colpi per migliorare la rosa e renderla ancora più competitiva per il campionato e per l’accesso alla prossima Champions.
L’ingresso di Kessié sembra ormai imminente, dovrebbe chiudersi a ore la trattativa con il giocatore, e l’ingresso di Kessié porta sicuramente un aumento di qualità all’interno della rosa e soprattutto dà più possibilità a mister Spalletti di cambiare anche le rotazioni e migliorare le rotazioni del centrocampo, che abbiamo visto essere uno dei punti deboli del campionato scorso».
Luca Berti, la Juventus può puntare concretamente alla vittoria dell’Europa League?
«Parlando appunto di Europa League, diciamo che la Juve, insieme al Milan, è una delle favorite di questa competizione. Sicuramente la Juventus ha, come rosa, una profondità e una struttura ben fornita e anche di qualità, diciamo superiore rispetto alle concorrenti, per le quali non è tabù parlare di provare a portarsi a casa questa coppa.
Non sarebbe affatto male, anche così pensando al futuro, poter entrare in Champions League dalla porta principale, ossia dalla conquista della Coppa UEFA, che darebbe non solo prestigio, ma porterebbe a casa anche un trofeo, rimpinguando un po’ quello che sono il palmarès e il museo della Juventus.
Quindi, insomma, io credo che la competizione dell’Europa League non debba essere presa sottogamba, anzi debba essere un obiettivo che la Juve deve perseguire in modo serio e convincente, proprio perché è una possibilità che la Juve non può farsi scappare, non può farsi sfuggire».
Con Kessié e altri eventuali innesti, dove potrebbe arrivare questa Juventus in campionato?
«Se poi all’arrivo di Kessié aggiungiamo anche quello di una seconda prima punta, così tanto voluta da Spalletti, e anche quella di un terzino sinistro che possa andare a dare un’alternativa a Cambiaso, che non sembra più quel giocatore straripante di qualche anno fa, allora la Juve migliorerà sicuramente la rosa e potrebbe comunque, non dico essere la favorita del campionato, ma giocarsi una delle posizioni alte della classifica.
Certo, questo è un campionato molto particolare, dove molte squadre si sono rinforzate. La stessa Roma, che comunque nella prima giornata di campionato ha veramente impressionato, ma anche il Milan, la Fiorentina, il Como, che comunque stanno facendo e hanno fatto un mercato importante.
Beh, la Juve si gioca effettivamente con loro l’accesso alla prossima Champions e bisognerà mantenere alta l’attenzione e capire quanto i ragazzi possono tradurre in punti il potenziale qualitativo che oggi Carnevali e Massara hanno aggiunto alla squadra.
Secondo me sarà anche compito di mister Spalletti dare quel qualcosa in più, per dare quella grinta, quella forza, quella consapevolezza alla squadra che gli possa permettere di sentirsi forte e di giocarsi ogni partita al meglio. Questo permetterebbe di fare quei punti in più che probabilmente la scorsa stagione sono mancati proprio per mancanza di convinzione.
Ecco, questo. Insomma, dire oggi, facendo proiezioni in classifica, in quale posizione si posizionerà la Juve è un po’ complicato. Diciamo che la qualificazione Champions è alla sua portata. Potrebbe essere un campionato perfetto e quindi arrivare a insidiare l’Inter per il primo posto, oppure essere un campionato meno brillante e giocarsi ancora posizioni un pochino più complicate, come quelle che abbiamo affrontato alla fine del campionato scorso, sia quella dell’Europa League».
