Ci sono partite che si raccontano e partite che si tramandano. Milan-Juventus 1-6 appartiene alla seconda categoria: è una di quelle sere che i padri hanno consegnato ai figli come si consegna un cimelio di famiglia, con la voce che si abbassa e gli occhi che si accendono. È il 6 aprile 1997, posticipo serale di Serie A. San Siro è gonfio di attesa e di orgoglio ferito. E la Juventus di Marcello Lippi sta per scrivere una delle pagine più feroci e sontuose della sua storia.
Racconto de La Mente Nostalgica
Milan – Juventus, due mondi che si incrociano
Da una parte c’è il Milan campione d’Italia in carica, ma è un gigante che vacilla. La stagione è infatti iniziata malissimo, Tabarez è stato esonerato e in panchina è tornato Arrigo Sacchi, il profeta del calcio totale rossonero, chiamato a salvare il salvabile. Dall’altra c’è la Juventus campione d’Europa, prima in classifica, una macchina perfetta costruita da Lippi: solida dietro, feroce davanti, illuminata da un ventiquattrenne francese arrivato in estate dal Bordeaux per pochi miliardi di lire. Si chiama Zinedine Zidane e sta imparando a dominare il calcio italiano.
Eppure, alla vigilia, nessuno immagina l’apocalisse. La Juventus è in piena emergenza: mancano Del Piero, Conte, Deschamps, Montero, Torricelli e Padovano. Una squadra rattoppata, dicono. Il Parma di Ancelotti ha vinto nel pomeriggio e si è portato a meno tre: San Siro sogna lo sgambetto che riaprirebbe il campionato. Sarà invece il palcoscenico di un monologo.

Il primo tempo: Jugovic apre, Zidane raddoppia
Pronti, via, e si capisce subito che aria tira. Christian Vieri, il torello che Lippi ha voluto al centro dell’attacco, scarica un destro violentissimo: Sebastiano Rossi respinge come può, ma sulla ribattuta piomba Vladimir Jugovic, rapace, chirurgico. Al 19′ è 0-1, e il serbo, l’uomo del rigore di Roma che un anno prima aveva consegnato la Champions ai bianconeri, ha appena iniziato la sua serata di grazia.
Il Milan reagisce con orgoglio, Dugarry e Simone impegnano Peruzzi, Boban sfiora il palo su punizione. Ma è la Juventus a colpire ancora. Al 32′ Boksic si invola solo davanti a Rossi, Maldini lo stende: rigore. Sul dischetto si presenta Zidane, che con la freddezza dei predestinati non sbaglia. 0-2, e all’intervallo San Siro fischia, incredulo, senza sapere che il peggio deve ancora arrivare.
La ripresa: il diluvio bianconero

Nel secondo tempo la Juventus infatti non gestisce: affonda. Al 51′ ancora Jugovic, ancora quel senso della posizione che sembra un radar, e il tabellone dice 0-3. Sacchi gioca la carta della disperazione e manda in campo Roberto Baggio, accolto dall’ovazione di un pubblico che ormai applaude solo il Codino. Ma è come gettare una rosa in mezzo alla tempesta.
Perché adesso è l’ora di Bobo Vieri. Al 71′ il centravanti azzanna un pallone nella prateria lasciata dalla difesa rossonera e fulmina Rossi: 0-4. Due minuti dopo tocca a Nicola Amoruso, entrato nel primo tempo per l’infortunato Boksic, calare la manita che trasforma la sconfitta in umiliazione. Il gol della bandiera di Marco Simone al 76′, in spaccata su angolo proprio di Baggio, è solo una virgola in mezzo al diluvio. All’81’ Vieri completa la propria doppietta con un diagonale che vale il definitivo 1-6, mentre Sacchi, immobile in panchina, fissa il vuoto davanti a sé.
Un’immagine resta scolpita: la difesa più leggendaria della storia recente, Baresi, Maldini, Vierchowod, travolta, dissolta, annichilita da una Juventus rimaneggiata che gioca a memoria e colpisce con la spietatezza delle grandissime.
Il significato: molto più di tre punti
Quella sera la Juventus non vinse soltanto una partita: certificò un passaggio di consegne. Il ciclo del grande Milan di Berlusconi si chiudeva simbolicamente lì, sotto sei gol bianconeri, mentre quello di Lippi correva verso lo scudetto 1996-97, il ventiquattresimo della storia juventina, che sarebbe arrivato poche settimane più tardi.
Per la generazione di tifosi cresciuta negli anni Novanta, quel Milan-Juventus 1-6 è rimasto il metro di paragone di ogni trionfo: la dimostrazione che la Signora, anche in emergenza, anche senza sei titolari, sa essere spietata come nessuno. Jugovic e Vieri con le doppiette, Zidane e Amoruso a completare l’opera: quattro nomi consegnati per sempre all’amarcord bianconero.
Quasi trent’anni dopo, quel risultato resta la vittoria più larga della Juventus a San Siro contro il Milan. E ogni volta che le due squadre si ritrovano di fronte, da qualche parte, un tifoso juventino sorride e sussurra: “Ti ricordi quel 6 aprile?”. Perché certe notti non passano mai. Diventano leggenda.