Marchisio e Montero. Provate a leggerli senza pensare alla Juventus.
Difficile.
Il primo riporta a un ragazzo cresciuto a Torino, diventato Principino quasi senza accorgersene, capace di attraversare la Serie B e poi di diventare uno degli uomini simbolo della ricostruzione. Il secondo porta all’Uruguay, ai duelli, agli anticipi e a un difensore per il quale ogni pallone sembrava quasi una questione personale.
Poi arriva un pomeriggio alla Continassa.
La Juventus affronta la Cremonese, Spalletti allarga progressivamente il campo ai giovani e a un certo punto succede qualcosa che, almeno per il tifoso bianconero, vale più del risultato dell’amichevole.

Entra Marchisio.
Entra Montero.
Non Claudio e Paolo.
Davide e Alfonso.
Il calcio cambia. Il tempo passa. Ma alcuni cognomi riescono ancora a mettere un po’ di magia nel presente.
Marchisio e Montero, due cognomi e una storia ancora da scrivere
Davide è nato nel 2009 ed è cresciuto dentro la Juventus.
È nel settore giovanile bianconero da quando aveva sei anni, ha attraversato le categorie del vivaio, ha vinto lo Scudetto Under 16 e oggi gioca nell’Under 18.
Poi, il 21 settembre, qualcosa è cambiato.
La firma sul primo contratto professionistico, fino al 2028, ha trasformato almeno formalmente il ragazzo del settore giovanile in un giovane calciatore sul quale la Juventus ha deciso di investire.
Non significa che arriverà in prima squadra.
Significa che ha conquistato il diritto di provare ad arrivarci.
Pochi giorni dopo è arrivata la Cremonese. Spalletti lo ha mandato in campo e Davide, nel finale, non si è nascosto: prima una punizione per cercare Guerra, poi un’altra calciata direttamente verso la porta.
Piccoli dettagli.
Ma a diciassette anni il futuro comincia proprio da lì.
Davide Marchisio e quella somiglianza difficile da ignorare
Poi c’è il problema.
Davide fa il centrocampista.
E quando un Marchisio gioca in mezzo alla Juventus, cercare Claudio diventa quasi automatico.
Qualcosa effettivamente c’è. La corsa, alcuni movimenti, il modo di proteggere il pallone e quella tendenza naturale a partecipare all’azione ricordano inevitabilmente il padre.
Ma la parte più interessante comincia proprio quando Davide smette di assomigliargli.
Da ragazzo ha giocato più avanti, anche da trequartista. Poi il suo raggio d’azione è arretrato: interno, mezzala, regista.
Sta imparando a conoscere il centrocampo quasi centimetro dopo centimetro.
Ed ecco la domanda che prima o poi qualcuno farà.
Potrebbe avere qualcosa in più di Claudio?
Non nel valore. Sarebbe assurdo persino impostare oggi un confronto del genere.
Ma nella varietà del ruolo, forse sì.
Il calcio di Davide pretende centrocampisti capaci di costruire e inserirsi, pressare e rifinire, occupare lo spazio e riconoscere quello lasciato libero dagli altri.
Se conserverà la sensibilità offensiva sviluppata giocando più avanti e aggiungerà tutto il resto, potrebbe diventare un centrocampista ancora più universale.
Non sappiamo quanto forte.
Ma forse ancora più difficile da definire.
Alfonso Montero ha scelto la strada più complicata
Se Davide poteva almeno cambiare ruolo, Alfonso ha deciso di rendersi la vita decisamente più interessante.
Fa il difensore centrale.
Come Paolo.
Classe 2007, è arrivato alla Juventus all’inizio del 2023 e ha attraversato rapidamente il settore giovanile. Con l’Under 20 ha raccolto oltre quaranta presenze nelle varie competizioni e segnato quattro gol, prima di essere promosso nella Next Gen.
Ad agosto è arrivato il rinnovo fino al 2028.
Adesso, però, c’è la Serie C.
Ed è lì che il cognome conta pochissimo.
Un attaccante adulto non si impressiona perché davanti ha il figlio di Paolo Montero. Lo porta fuori posizione, lo provoca, lo attacca fisicamente e aspetta il primo errore.
Per Alfonso comincia il calcio vero.
Un Montero con qualcosa di diverso da Montero
Il carattere sembra essere rimasto in famiglia.
Alfonso ama il duello, possiede aggressività e sa difendere nell’uno contro uno. Tutto molto uruguaiano. Tutto molto Montero.
Poi gli arriva il pallone tra i piedi.
E qualcosa cambia.
Alfonso è cresciuto dentro un calcio nel quale il centrale non può soltanto distruggere. Deve costruire.
Deve farsi trovare dal portiere, resistere alla pressione, scegliere il passaggio, riconoscere quando avanzare e quando attirare l’avversario.
È qui che potrebbe esserci qualcosa in più rispetto a Paolo.
Qualcosa in più tecnicamente, non necessariamente qualcosa in più come difensore.
La distinzione è fondamentale.
Il padre apparteneva a un calcio che chiedeva al centrale soprattutto di impedire. Il figlio cresce in uno che gli chiede, pochi secondi dopo aver recuperato il pallone, di cominciare a creare.
Se Alfonso riuscirà a tenere l’aggressività di Paolo aggiungendovi una costruzione moderna, avrà trovato la propria strada.
E non avrà più bisogno di imitare nessuno.
Essere figli d’arte è bello soprattutto per gli altri
Per noi funziona benissimo.
Marchisio entra e ricordiamo Claudio. Montero vince un contrasto e pensiamo a Paolo.
Per loro è probabilmente più complicato.
Un ragazzo normale può sbagliare una partita e avere semplicemente giocato male. Davide rischia di essere confrontato con un centrocampista che ha vinto tutto con la Juventus. Alfonso con un difensore che ha lasciato un’impronta caratteriale fortissima nella storia recente del club.
Il cognome può essere un privilegio.
Può diventare anche una zavorra.
E proprio per questo il vero obiettivo non dovrebbe essere dimostrare di essere all’altezza dei padri.
Dovrebbe essere smettere di averne bisogno come termine di paragone.
Per qualche minuto lasciateci però godere la magia
Juventus-Cremonese resterà un’amichevole di ottobre.
Marchisio continuerà il proprio percorso nell’Under 18. Montero tornerà alla Next Gen e alla Serie C.
Non sappiamo se uno dei due arriverà davvero stabilmente nella prima squadra.
Ma per qualche minuto è accaduto qualcosa che il calcio moderno, tra algoritmi, bilanci, parametri e plusvalenze, non riesce ancora a misurare.
Marchisio in mezzo. Montero dietro. Di nuovo.
Spalletti probabilmente avrà guardato Davide e Alfonso pensando a ciò che potranno diventare.
Noi possiamo permetterci, almeno per un momento, di ricordare ciò che quei cognomi sono già stati.
Poi si torna al futuro.
Perché il traguardo più bello non sarebbe vedere Davide diventare Claudio o Alfonso diventare Paolo.
Sarebbe arrivare al giorno in cui qualcuno vedrà un ragazzo inserirsi da centrocampo e dirà:
«Questo è proprio da Davide Marchisio».
O guarderà un centrale uscire palla al piede dalla pressione e penserà:
«Questo è Alfonso Montero».
A quel punto il cognome non sarà più un peso.
Sarà diventato un’eredità.
Link di riferimento
- Juventus-Cremonese: il racconto dell’amichevole
- Davide Marchisio: primo contratto da professionista
- Alfonso Montero: rinnovo con la Juventus fino al 2028