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AMARCORD BIANCONERO | La notte delle cinque perle: Ravanelli da solo contro il CSKA Sofia

AMARCORD BIANCONERO | La notte delle cinque perle: Ravanelli da solo contro il CSKA Sofia

Ci sono serate in cui un calciatore smette di essere un uomo e diventa un destino. Il 27 settembre 1994, allo Stadio delle Alpi, Fabrizio Ravanelli decise che quella sarebbe stata la sua. Novanta minuti, cinque gol, un solo nome sul tabellino: Juventus-CSKA Sofia 5-1, e una cinquina che ancora oggi, oltre trent’anni dopo, resta il record bianconero di reti segnate da un singolo giocatore in una partita di coppa europea. Nessuno prima, nessuno dopo. Solo lui, Penna Bianca.

La Mente nostalgica ci racconta la notte di Penna Bianca

Il contesto: una Juventus ferita e una nuova era

Per capire quella notte bisogna tornare all’andata, in Bulgaria. La Juventus di Marcello Lippi, appena arrivato in panchina al posto di Trapattoni, era caduta a sorpresa 3-2 a Sofia. Uno schiaffo inatteso, poi trasformato d’ufficio in uno 0-3 a tavolino perché i bulgari avevano schierato un giocatore non inserito nelle liste UEFA. Ma la sentenza del giudice sportivo non bastava a lavare l’onta del campo: la Vecchia Signora voleva una risposta calcistica, non burocratica.

Ed era una Juventus che stava cambiando pelle. La rivoluzione di Lippi quindi muoveva i primi passi in un ambiente scettico, con una squadra affamata che di lì a maggio avrebbe conquistato lo scudetto, il primo dopo nove anni di digiuno, e la Coppa Italia. In quell’attacco, accanto a Vialli e al giovanissimo Del Piero, c’era un perugino dai capelli precocemente argentati, arrivato nel 1992 dalla Reggiana tra mille dubbi. Si chiamava Fabrizio Ravanelli, e stava per vivere la stagione della vita: 30 gol complessivi, la consacrazione definitiva.

La partita: un uomo solo al comando, Fabrizio Ravanelli

Il copione si scrive presto. Al 9′ Ravanelli colpisce per la prima volta e il Delle Alpi capisce subito che il vento è cambiato: la Juventus comanda, il CSKA arretra, e Penna Bianca fiuta il sangue come uno squalo. I bulgari resistono, si aggrappano al loro portiere, provano perfino a riaprire la contesa. Ma nella ripresa si scatena l’uragano.

juventus - Ravanelli - Juve

Al 65′ arriva il raddoppio, al 69′ la tripletta che manda in delirio lo stadio. E Ravanelli infatti non si accontenta: è una di quelle sere in cui ogni pallone sembra cercarlo, in cui la porta diventa larga come un oceano. All’81′ cala il poker, all’83′ completa l’opera con la quinta rete, quella che lo consegna per sempre alla storia del club.

Cinque gol segnati in tutti i modi possibili: di testa, d’opportunismo, al volo, con la ferocia del rapace d’area e la tecnica del grande attaccante. Il gol della bandiera bulgaro è solo una nota a margine: il finale recita 5-1, ma il vero risultato è un altro: Ravanelli 5, CSKA Sofia 1.

E poi c’è l’immagine, quella che diventerà un marchio di fabbrica: la maglia sollevata sopra la testa, il volto coperto, la corsa cieca sotto la curva. Un’esultanza, quella, che il mondo intero imparerà a conoscere due anni dopo, nella notte di Roma contro l’Ajax. Ma è qui, nel ventre del Delle Alpi, che nasce la leggenda.

L’eredità: un record scolpito nel marmo

Quella cinquina non fu un episodio isolato, ma il preludio di una cavalcata europea straordinaria. Ravanelli chiuse infatti quella Coppa UEFA 1994-95 con 9 reti, trascinando la Juventus fino alla doppia finale, persa poi contro il Parma di Dino Baggio in un derby italiano crudele. Un trofeo sfumato che nulla toglie alla grandezza di quel percorso, primo mattone del ciclo di Lippi che avrebbe portato, di lì a due anni, sul tetto d’Europa.

Nella storia ultracentenaria della Juventus, nessun altro giocatore è mai riuscito a segnare cinque gol in una partita europea. Non ci sono riusciti Sivori e Charles, non Platini, non Del Piero, non Ronaldo. Il primato appartiene a un ragazzo di Perugia cresciuto nei campi polverosi della Serie B, arrivato a Torino quasi in punta di piedi e capace di prendersi tutto con la forza della fame e del lavoro.

Oggi, quando si parla di notti magiche bianconere, la memoria corre alle finali, ai gol di Champions, alle rimonte impossibili. Ma i tifosi con i capelli bianchi  sanno che il 27 settembre 1994merita un posto d’onore in questo amarcord. Perché quella sera, allo Stadio delle Alpi, un uomo solo riscrisse i confini del possibile. E quindi, ogni volta che un attaccante juventino segna una tripletta, da qualche parte c’è chi sorride e sussurra: “Bravo. Ma Ravanelli ne fece cinque“.

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