La Juve si prepara ad affrontare settimane nelle quali Luciano Spalletti dovrà dimostrare soprattutto quanto sia cresciuta la sua squadra. Non ci sono nuove emergenze da affrontare, ma rimangono gli infortuni di lunga degenza che già da tempo condizionano le possibilità di scelta dell’allenatore.
Il calendario diventerà più impegnativo e il tempo per lavorare tra una partita e l’altra sarà inevitabilmente ridotto.
Proprio per questo la questione principale non riguarda soltanto gli uomini disponibili, ma la capacità della Juventus di mantenere continuità anche utilizzando formazioni differenti.

Spalletti vuole una Juve che sappia usare la pressione
Nell’ultima intervista a Tuttosport, Spalletti ha affrontato direttamente il rapporto tra la Juventus e la pressione.
Il tecnico non considera possibile eliminarla. Bisogna imparare a utilizzarla, trasformandola in una spinta anziché subirne le conseguenze.
Alla Juventus ogni risultato viene analizzato con particolare attenzione. Una vittoria può non bastare quando la prestazione non convince, mentre una sconfitta rischia di amplificare immediatamente ogni discussione.
Spalletti sembra voler costruire una squadra capace di convivere con queste aspettative senza permettere che condizionino continuamente il lavoro.
È una questione di mentalità, prima ancora che di tattica.
Cambiare uomini senza cambiare Juventus
Nelle prossime settimane Spalletti dovrà necessariamente valutare le energie dei propri giocatori.
Le rotazioni diventeranno importanti, così come la possibilità di utilizzare calciatori differenti senza modificare completamente il sistema.
È proprio qui che si misura la crescita di una squadra.
Quando un giocatore entra in campo, dovrebbe conoscere già i movimenti richiesti, i riferimenti dei compagni e il modo nel quale interpretare le diverse fasi.
La leggerezza della quale parla Spalletti nasce anche da questa sicurezza.
Non significa giocare senza responsabilità, ma affrontarle con maggiore consapevolezza.
La “Wes Zone” e il calcio che Spalletti vuole costruire
Weston McKennie rappresenta probabilmente uno degli esempi più interessanti.
Spalletti ha raccontato di aver creato per lui una “Wes Zone”, una definizione che descrive la capacità dell’americano di muoversi e interpretare compiti differenti.
McKennie può giocare in mezzo al campo, avanzare sulla trequarti oppure adattarsi a esigenze tattiche diverse.
Il tecnico considera questa universalità una nuova forma di specializzazione.
Per la Juventus può diventare un vantaggio significativo.
Quando alcuni giocatori rimangono indisponibili per lunghi periodi, avere elementi capaci di svolgere più funzioni permette di conservare alternative senza dover necessariamente cambiare tutto.
Il modulo deve aiutare Spalletti, non limitarlo
Difesa a tre oppure a quattro? Centrocampo più folto? Due attaccanti?
Sono domande che continueranno ad accompagnare la Juventus.
Significa che la disposizione iniziale non racconta necessariamente tutto ciò che accade durante una partita.
La Juventus potrebbe costruire con tre uomini, difendere con quattro e occupare gli spazi offensivi attraverso movimenti differenti.
Il vero obiettivo non dovrebbe essere trovare un modulo immutabile, ma sviluppare abbastanza conoscenze da utilizzare più soluzioni.
La continuità non significa immobilità
La Juventus ha bisogno di continuità, ma sarebbe sbagliato confonderla con la necessità di utilizzare sempre gli stessi uomini.
Spalletti può modificare una posizione senza cambiare progetto, ruotare un giocatore senza mettere in discussione una gerarchia e utilizzare una struttura differente senza rinnegare quella precedente.
Gli infortuni di lunga degenza rappresentano certamente un limite, ma ormai appartengono alla situazione con la quale il tecnico lavora quotidianamente.
La domanda più interessante, quindi, non riguarda soltanto chi manca.
Riguarda soprattutto ciò che Spalletti riesce a costruire con chi è disponibile.
Venti giorni per vedere quanto è cresciuta la Juve
Le prossime settimane potranno raccontare molto del percorso bianconero.
La Juventus riuscirà a cambiare uomini mantenendo la stessa personalità? Le trasformazioni tattiche diventeranno naturali? La squadra saprà gestire la pressione senza farsi condizionare eccessivamente dal risultato precedente?
Sono questi gli aspetti sui quali sarà interessante misurare il lavoro dell’allenatore.
Spalletti sostiene che la Juventus debba competere innanzitutto con il proprio livello.
È un concetto che merita attenzione.
La Juve non ha bisogno di reinventarsi continuamente.
Deve imparare a diventare, partita dopo partita, una versione migliore di quella che è già.