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Juventus, forse stiamo giudicando una squadra incompleta

Juventus, forse stiamo giudicando una squadra incompleta

Quando per settimane guardi una Juventus senza alcuni dei suoi uomini più importanti, finisci inevitabilmente per considerarla quella vera. Ti abitui agli adattamenti, ai cambi di sistema, ai giocatori che devono fare qualcosa in più o qualcosa di diverso. Ti abitui persino a chiederti chi giocherà, prima ancora di chiederti cosa potrà fare la squadra.

Forse ci siamo semplicemente abituati. È questo che mi fa riflettere.

Eppure quella che stiamo vedendo non è necessariamente la Juventus che avremmo visto con tutti gli uomini a disposizione.

Non significa che sia una Juventus peggiore. Significa semplicemente che è una Juventus diversa.

Ed è proprio questo che mi incuriosisce.

Non conta quanti ne mancano

Nel calcio ci piace fare la conta.

Manca uno. Manca un altro. Ne mancano tre. Come se il peso delle assenze fosse una questione aritmetica. Non lo è.

Perché un giocatore non porta in campo soltanto il proprio valore. Porta caratteristiche, movimenti, equilibrio, tempi di gioco. Quando manca, qualcuno deve fare ciò che faceva lui.

E allora magari non cambia soltanto un uomo. Cambia la squadra.

nella squadra della Juventus, Yildiz è il giocatore che manca di più?
KENAN YILDIZ IN AZIONE ( EMANUELE PENNACCHIO/KEYPRESS )

Non basta sostituire gli assenti. Bisogna ridistribuire i compiti che quegli assenti svolgevano.

È una cosa che la Juventus sta facendo da tempo.

Spalletti cambia, prova, adatta. La squadra si modifica senza necessariamente perdere la propria competitività.

E allora viene spontaneo chiedersi quanto sia profonda questa capacità di adattamento. Non come giudizio. Come curiosità.

Perché soltanto osservando una squadra quando le mancano alcuni dei suoi uomini migliori possiamo capire quanto dipenda dai singoli e quanto, invece, riesca a vivere attraverso il collettivo.

Proviamo a togliere due o tre uomini alle altre

Ed è qui che il ragionamento diventa ancora più interessante.

Noi vediamo la Juventus incompleta e siamo portati a considerare normale che debba fare i conti con le difficoltà.

Ma se succedesse alle altre? Togliamo Mallen o Dybala alla Roma, togliamo Lautaro all’inter, togiamo qualcuno al Milan, al Napoli o al Como.

Se togliessimo due o tre titolari importanti a una delle squadre con le quali stiamo confrontando la Juventus, cosa vedremmo?

Gli stessi automatismi? La stessa capacità di sviluppare il gioco?

Non abbiamo bisogno di dare una risposta certa. Basta porci la domanda.

Perché forse scopriremmo che alcune squadre sono fortissime quando hanno tutti a disposizione e molto più dipendenti da determinati giocatori quando qualcosa viene meno.  Altre, invece, potrebbero riuscire a mantenere meglio la propria identità.

Ed è qui che la profondità di una rosa acquista un significato diverso.

Non è soltanto avere undici titolari e altrettanti giocatori in panchina. È riuscire a mantenere un certo livello quando sei costretto a cambiare.

La Juventus, nel bene e nel male, ci sta mostrando qualcosa proprio su questo terreno.

E quando la Juventus ritroverà la sua “squadra”?

E quando torneranno?

Questa è la parte che aspetto con maggiore curiosità. Perché tutti sappiamo che la Juventus sarà più forte con i suoi titolari.

Ma non sappiamo ancora quanto. E soprattutto non sappiamo cosa succederà agli altri.

Il ritorno di un giocatore può liberare un compagno. Può restituire equilibrio a un reparto. Può permettere all’allenatore di utilizzare un sistema diverso. Può ridare a un giocatore la posizione nella quale rende meglio.

Il titolare non torna soltanto per giocare. Si porta dietro una parte della squadra che la sua assenza aveva costretto a cambiare.

Questo, secondo me, è l’aspetto più interessante.

Il valore di un rientro non è soltanto quello del giocatore che torna. È quello che quel giocatore consente agli altri di tornare a essere. E allora potremmo scoprire che il recupero di tre uomini vale molto più della semplice somma delle loro qualità.

Oppure potremmo scoprire che non basta. Anche questo sarebbe un dato interessante.

La risposta non ce l’abbiamo ancora

Se il ritorno dei titolari dovesse cambiare radicalmente la Juventus, significherebbe che abbiamo giudicato per mesi una squadra fortemente condizionata dall’emergenza.

Se invece il salto fosse più contenuto, dovremmo leggere diversamente ciò che abbiamo visto.

Non sarebbe una bocciatura. Sarebbe semplicemente una fotografia più precisa. Perché forse gli infortuni hanno nascosto una parte della forza della Juventus. O forse, al contrario, ci hanno permesso di capire quanto la squadra sia già capace di adattarsi.

In entrambi i casi, però, avremo imparato qualcosa.

Perché alla fine non basta sapere quanto siamo forti

La domanda che mi incuriosisce davvero è un’altra.

Quanto cambia la distanza?

Perché possiamo recuperare tre titolari e diventare più forti. Ma se nello stesso periodo le nostre concorrenti rimangono al completo, la domanda diventa: quanto abbiamo realmente ridotto il gap?

E allora viene quasi naturale rovesciare il ragionamento: Per avvicinare la Juventus alle migliori, quanto conterebbero i nostri rientri? E quanto conterebbe, invece, vedere una delle concorrenti privata di due o tre uomini importanti?

Non è fantacalcio.

È soltanto un modo per guardare il calcio da un’altra angolazione.

La forza assoluta dice qualcosa. Il rapporto di forza dice forse qualcosa in più. E oggi, proprio perché siamo diventati abituati a una Juventus incompleta, quel rapporto non lo conosciamo ancora completamente. Forse è questo il bello della situazione.

Tra qualche settimana potremo avere una risposta diversa.

E capire se questa Juventus era semplicemente una squadra costretta a fare di necessità virtù o se, anche dentro l’emergenza, aveva già mostrato una parte importante della propria forza.

Opinionista e giornalista sportivo. Collaboro con Top Planet e Radio Bianconera. Scrivo, oltre che per Ju24.it, per CalcioStyle e Bianconeranews, Gestisco su FB la pagina de "Il Grande Bianconero" e "Juventini". Conduco dirette e ne organizzo la regia.

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