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Tassinari: «Questa Juve è mediocre. Conte cambierebbe molto»

Tassinari: «Questa Juve è mediocre. Conte cambierebbe molto»

C’è un momento in cui la delusione supera persino la rabbia, perché non si riesce più a trovare una spiegazione convincente a ciò che accade. Cristiano Tassinari descrive così il proprio stato d’animo dopo la sconfitta contro la Lazio, senza nascondere la distanza che oggi separa la Juventus dalle aspettative di chi continua a seguirla e a chiedere risultati all’altezza della sua storia.

Chi è Cristiano Tassinari

Giornalista e opinionista di Top Planet, Cristiano Tassinari è un volto noto della televisione sportiva, con esperienze come conduttore presso diverse emittenti locali, regionali e nazionali.  precedenti interviste

La Juventus per Cristiano Tassinari
Cristiano Tassinari

Juventus, la delusione diventa incredulità

La Juventus ha perso contro la Lazio per 3-0 davanti al proprio pubblico, ritrovandosi a otto punti dalla testa della classifica dopo appena sette giornate. Non è una sentenza sulla stagione, ma certamente un segnale difficile da ignorare.

«Delusione, sconcerto, perfino incredulità. Non pensavo si potesse arrivare ad un tale livello di mediocrità», confessa Cristiano Tassinari.

Nelle sue parole c’è qualcosa che va oltre la normale amarezza per una partita persa. La Juventus può attraversare periodi negativi, può sbagliare una gara e può anche incontrare avversari superiori, ma ciò che diventa difficile accettare è la sensazione di non avere più certezze sulle quali costruire una ripartenza.

E quando le difficoltà continuano a ripresentarsi, anche la fiducia nel progetto tecnico finisce inevitabilmente sotto esame.

Conte come risposta alla crisi di Spalletti

Tassinari non gira intorno alla questione dell’allenatore. La sua posizione è inequivocabile: «Io licenzierei immediatamente Spalletti e prenderei altrettanto immediatamente Antonio Conte, che sarebbe visto come il salvatore della patria. E cambierebbe molto…. Ma purtroppo non accadrà».

Non è difficile comprendere perché il nome di Conte conservi un significato particolare nell’immaginario juventino. È legato alla rinascita sportiva di una squadra che aveva smarrito competitività e convinzione, prima di ritrovare un’identità vincente.

Tuttavia, invocare Conte significa anche porre una domanda più profonda: quanto dipende dall’allenatore e quanto dalle caratteristiche di una rosa che continua a mostrare limiti?

Un cambio di guida potrebbe modificare atteggiamento, organizzazione e gerarchie, ma non cancellerebbe automaticamente le difficoltà tecniche. La richiesta di Tassinari va dunque letta come una presa di posizione forte sulla necessità di cambiare direzione.

Prima della tattica serve ritrovare la squadra

L’intervistato, peraltro, non si illude che una rivoluzione sia imminente. E proprio per questo indica una strada percorribile nell’immediato.

«Poiché non ci sarà nessuna rivoluzione, auspicata da molti tifosi, nei prossimi 20 giorni bisogna compattarsi e provare a raddrizzare la baracca, guardandosi in faccia e dicendosi le cose come stanno, prima che sia troppo tardi».

È forse il passaggio che meglio rappresenta il momento bianconero. Prima di interrogarsi sul modulo, sulle alternative a centrocampo o sulle scelte offensive, occorre capire se il gruppo possieda ancora la forza di reagire insieme.

Una squadra può cambiare disposizione e interpreti, ma senza convinzione rischia di riprodurre gli stessi problemi con un assetto differente.

Tre partite per tornare a crederci

Il Rennes, poi Lecce e Genoa. Tre impegni in sette giorni che Tassinari considera un’occasione per dare una risposta concreta, non semplicemente per contenere i danni.

«Poche ciance: mi aspetto la vittoria con il Rennes e pure con Genoa e Lecce, almeno per ridurre l’attuale gap di 8 punti dalle prime in classifica. Forse cosi si attenuerebbe un po la mia delusione. Forse….».

Il riferimento ai sei punti da conquistare in campionato è significativo: Tassinari non considera sufficiente limitarsi a evitare altre sconfitte. Chiede alla Juventus di vincere, perché soltanto attraverso i risultati può cominciare a ricostruire la fiducia.

Quel «forse» conclusivo racconta però quanto sia profonda la frattura tra le aspettative e ciò che la squadra ha mostrato finora. Tre vittorie sarebbero un inizio, non una soluzione definitiva.

 

Fonti ufficiali:

Le dichiarazioni di Spalletti e Vicario dopo Juventus-Lazio, 18 ottobre 2026.

Opinionista e giornalista sportivo. Collaboro con Top Planet e Radio Bianconera. Scrivo, oltre che per Ju24.it, per CalcioStyle e Bianconeranews, Gestisco su FB la pagina de "Il Grande Bianconero" e "Juventini". Conduco dirette e ne organizzo la regia.

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