La Juventus ha bisogno dei gol di Kolo Muani, ma soprattutto ha bisogno che il francese impari a cercarli con maggiore convinzione. Non perché gli manchino talento, velocità o capacità di leggere il gioco, quanto perché la sua generosità rischia talvolta di diventare un ostacolo proprio nel momento in cui dovrebbe emergere l’istinto del centravanti. Il gol realizzato a Cagliari ha evitato una sconfitta, ma non esaurisce una riflessione che riguarda il modo di interpretare il ruolo.
Kolo Muani, il gol di Cagliari e una domanda ancora aperta
Quando un attaccante segna all’81’, permettendo alla propria squadra di recuperare una partita che sembrava compromessa, sarebbe ingeneroso concentrarsi soltanto su ciò che avrebbe potuto fare meglio. Eppure, proprio la rete realizzata contro il Cagliari suggerisce quanto Kolo Muani possa essere importante se riesce a trasformare più frequentemente le sue qualità in occasioni concrete.
Il francese è un giocatore che si mette a disposizione. Si muove per ricevere, offre soluzioni ai centrocampisti, cerca la combinazione con i compagni e non sembra vivere il possesso del pallone come un’occasione esclusivamente personale. Una caratteristica apprezzabile, soprattutto in una squadra che sta cercando continuità attraverso il lavoro collettivo.
Ma c’è un limite oltre il quale la disponibilità rischia di trasformarsi in un difetto.
Il tifoso juventino non pretende che un centravanti segni a ogni occasione. Sa perfettamente che anche i migliori attaccanti sbagliano, attraversano momenti difficili e hanno bisogno di fiducia. Quello che chiede, però, è di vedere un giocatore convinto di poter fare gol, pronto a prendersi la responsabilità della conclusione quando la situazione lo consente.
Non sempre la soluzione più elegante è quella più utile. E non sempre il passaggio al compagno rappresenta la scelta migliore.

La Juventus non può permettersi un centravanti che rinuncia alla porta
La squadra di Spalletti ha bisogno di migliorare l’efficacia offensiva. Il tema della finalizzazione riguarda il lavoro collettivo, perché le difficoltà nel trasformare le occasioni non possono essere attribuite a un solo giocatore. Tuttavia, chi occupa la posizione più avanzata deve assumersi una quota importante di questa responsabilità.
Kolo Muani sa attaccare la profondità e può creare difficoltà ai difensori attraverso il movimento. Quando riceve nello spazio, dispone della velocità necessaria per guadagnare metri e costruirsi una situazione favorevole. Il problema nasce quando, arrivato nella zona decisiva, sembra cercare una soluzione condivisa anche laddove potrebbe tentare direttamente la conclusione.
È una questione di convinzione, prima ancora che di tecnica.
Un attaccante deve avere anche un pizzico di sano egoismo, quello che gli permette di pensare al gol senza sentirsi obbligato a coinvolgere sempre un compagno. Se la conclusione è possibile e conveniente, deve diventare una scelta naturale, non un’alternativa da prendere in considerazione soltanto quando manca qualsiasi altra soluzione.
Spalletti può cambiare la mentalità del suo numero nove?
La Juventus ha puntato su Kolo Muani perché ne riconosce le qualità e perché ha bisogno di un riferimento offensivo capace di incidere. I dieci gol segnati nelle 22 presenze della sua prima esperienza bianconera dimostrano che il francese possiede risorse realizzative importanti.
Spalletti deve aiutarlo a ritrovare quella convinzione, lavorando non soltanto sui movimenti ma anche sulla scelta della giocata. La presenza di Woltemade, capace di impegnare fisicamente i difensori e creare spazi, può offrirgli opportunità differenti.
Avere più libertà, però, significa anche saperla sfruttare.
Il francese non deve rinunciare alla propria generosità, perché sarebbe un errore impoverire un attaccante delle qualità che lo rendono utile alla squadra. Deve semplicemente imparare a distinguere il momento in cui aiutare i compagni da quello in cui tocca a lui essere decisivo.
La Juventus non cerca un giocatore che pensi soltanto a se stesso. Cerca un attaccante che sappia quando è arrivato il momento di pensare soltanto alla porta.
Perché i movimenti, le sponde e gli assist sono importanti, ma alla fine ci sono partite nelle quali serve qualcuno capace di assumersi la responsabilità più difficile: segnare.